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Virus Zika: paesi a rischio e da evitare

zikaA fine maggio 2016, secondo i dati di sorveglianza sulle infezioni dell’European Center for Disease Control (ECDC), erano 51 i paesi a segnalare casi autoctoni di infezione da virus Zika nei 9 mesi precedenti: il numero casi di microcefalia o di altre malformazioni associate a questa infezione vede il primato del Brasile (1.326) seguito dagli altri paesi con numeri molto più contenuti: Colombia (7), Panama (5), Martinica (3), Capo Verde e USA (2), Isole Marshall e Spagna (1). Tredici paesi o territori in tutto il mondo hanno segnalato un numero di casi della sindrome di Guillain-Barré, correlata a Zika, superiore all’atteso. L’infezione da virus Zika, dichiarata a febbraio 2016 dall’OMS emergenza sanitaria pubblica, continua a diffondersi trasmessa attraverso le punture di zanzara. L’OMS considera l’Europa a rischio lieve-moderato e si prepara per l’arrivo di Zika quest’estate, con una serie di raccomandazioni per i paesi membri. Viene sconsigliato alle donne incinte di recarsi nelle zone dove il virus Zika è attivo: un elenco aggiornato delle zone colpite è pubblicato sul sito dell’European Center for Disease Control (ECDC).

Secondo l’OMS, i viaggiatori che visitano questi Paesi dovrebbero utilizzare misure di prevenzione individuale contro le punture di zanzara al chiuso e all’aperto, soprattutto dall’alba al tramonto. E’ bene utilizzare repellenti per zanzare, secondo le istruzioni indicate sull’etichetta del prodotto; repellenti a base DEET non sono raccomandati nei bambini sotto i tre mesi di età, mentre possono essere utilizzati senza controindicazioni specifiche da donne in gravidanza. Si possono indossare camicie a maniche lunghe e pantaloni lunghi, soprattutto durante le ore in cui il tipo di zanzara che trasporta il virus Zika (Aedes) è più attivo. Si consiglia di dormire o riposarsi in camere con zanzariere alle finestre o climatizzate e di utilizzare zanzariere da letto, anche durante il giorno.
I viaggiatori che presentano disturbi del sistema immunitario oppure malattie croniche gravi, le donne in stato di gravidanza o accompagnate da bambini piccoli, devono consultare il proprio medico prima della partenza, per ottenere raccomandazioni sull’uso di repellenti e delle altre misure di prevenzione. Si consiglia di avere rapporti sessuali sicuri, utilizzando correttamente i preservativi o praticare l’astinenza sessuale durante la permanenza in zone infette e fino a sei mesi dopo il ritorno a casa, in particolare se hanno avuto, o hanno attualmente, sintomi di infezione da virus Zika.

I sintomi che fanno sospettare la malattia da virus Zika sono: febbricola e rash cutaneo, ma anche congiuntiviti, dolori muscolari e articolari, mal di testa e astenia. Il virus generalmente determina una forma lieve di malattia; i sintomi compaiono un paio di giorni dopo la puntura e di solito scompaiono in massimo una settimana. L’80% dei soggetti infettati è asintomatico. Chi presenta questi sintomi entro tre settimane dal ritorno da aree in cui è stata riportata trasmissione locale del virus, sono invitati a contattare il proprio medico, avendo cura di riferire del loro recente viaggio. Le donne in gravidanza, che hanno viaggiato in aree a rischio, devono informare del loro viaggio durante le visite prenatali, al fine di essere valutate e monitorate in modo appropriato.

Si è parlato di Zika anche ad ICAR, Italian Conference on AIDS and Antiviral Research, a Milano presso l’Università Milano-Bicocca, nella lettura magistrale di Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto di Malattie Infettive L. Spallanzani di Roma e rappresentante italiano della Task Force internazionale creata per combattere l’infezione. “Zika è solo l’ultimo dei virus – spiega il Prof. Ippolito – che dal continente africano sono passati dapprima in Sudamerica e quindi nel nostro continente: ma diversamente dagli altri, la sua rapida diffusione ed alcune caratteristiche inusuali ci hanno costretti a confrontarci e a gestire informazioni del tutto nuove. Questa epidemia è sostenuta, infatti, da una “congiuntura” mai capitata prima di diversi fattori: l’infezione viene trasmessa non solo da un vettore assai diffuso (oltre alla comune zanzara Aedes egypti anche da molte altre specie di zanzare) ma utilizza sia la trasmissione verticale che sessuale che la contaminazione attraverso prodotti ematici infetti (trasfusioni)”.

A fine maggio non erano stati segnalati casi autoctoni di infezione nell’Europa continentale, ed i casi importati sono 607, in 18 paesi: di questi, 34 in donne in gravidanza. Si tratta però di dati che, in mancanza di una rete di sorveglianza, non possono essere considerati definitivi. Alcuni giorni fa il nuovo report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha calcolato il rischio nella regione europea, che riguarda 900 milioni di persone: il livello del rischio varia da Paese a Paese ed è più alto in quelli dove sono già presenti le zanzare Aedes aegypti, principali vettori dell’infezione. Secondo l’OMS, per la presenza della zanzara Aedes albopictus, o zanzara tigre, il rischio di diffusione locale dell’epidemia, è moderato in 18 Paesi: tra questi c’è il nostro, con un punteggio di 8.12 su 10, dopo Francia e prima di Malta. Solo nell’isola di Madeira e sulla costa nord-orientale del Mar Nero, dove la zanzara Aedes aegypti è già presente, il rischio è considerato alto. Nei restanti 36 Paesi il rischio di epidemia è basso, bassissimo o nullo, grazie all’assenza di zanzare del genere Aedes e alle condizioni climatiche.

Purtroppo nonostante gli sforzi fatti per la messa a punto di test diagnostici manca ancora uno standard di riferimento ed i risultati sono di difficile interpretazione. Per questo è necessario ricorrere a centri specializzati che possano utilizzare più test virologici ed immunologici per cercare di arrivare ad una diagnosi precisa. Questo assume un’importanza ancora maggiore nel caso delle donne gravide, a cui è necessario fornire il maggior numero di informazioni possibili per consentire una scelta consapevole.
Il rischio di un epidemia in Europa, basato sulla probabilità che Zika si diffonda in una determinata area e sulla capacità del singolo Paese di prevenire o fermare rapidamente la trasmissione locale del virus, è stato definito basso-moderato dall’OMS: si parla, infatti, di “possibilità”. Così, se le raccomandazioni per i paesi a maggior rischio prevedono attività di prevenzione dell’introduzione e diffusione delle zanzare, interventi sanitari strutturati entro le prime 24 ore dalla diagnosi, supporto alle categorie a maggior rischio (come le donne incinte), in tutti gli altri paesi, come l’Italia, è sufficiente adottare strategie di controllo e contrasto del vettore sulla base della trasmissione locale del virus, diagnosticare precocemente i casi importati e fornire informazioni adeguate ai viaggiatori diretti a (o provenienti da) zone dove l’epidemia è in atto, inclusa la possibilità di trasmissione sessuale.

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