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Tumore al seno HER2: caratteristiche, diagnosi e terapie

tumore seno her2Tra i vari tipi di tumore al seno che una donna può sviluppare, una forma molto temuta è quella HER2 positiva perché tra le forme più aggressive. L’HER2 (Human Epidermal Growth Factor Receptor 2) è un recettore presente sulla membrana di molte cellule che in situazioni normali ne regola la crescita e la proliferazione. Quando il gene HER2 viene sovraespresso, il numero dei recettori aumenta in modo anomalo provocando una crescita cellulare incontrollata o maligna. Quindi circa il 20–30% di tutti i tumori al seno sovraesprime, ha cioè una presenza eccessiva del recettore HER2 o ha un’amplificazione del gene HER2 che generalmente si verifica nelle prime fasi della malattia. Studi clinici hanno dimostrato che i tumori HER2 positivi presentano caratteristiche differenti dagli altri tumori mammari:
– una progressione più rapida della malattia;
– un’età di insorgenza più precoce (sono colpite in larga misura anche le donne in età fertile tra i 30 ed i 45 anni);
– una risposta ai trattamenti chemioterapici differente;
– in generale, una prognosi sfavorevole.

Oggi le donne con tumore al seno hanno la possibilità di sottoporsi a test specifici, in grado di identificare precocemente la sovraespressione dell’HER2, fin dal momento della diagnosi, e conseguentemente indirizzare le terapie.  Per determinare se il tumore è HER2 positivo o negativo si preleva una piccola parte del tumore, che viene fatta analizzare in laboratorio: se il test risulta positivo vuol dire che sono stati riscontrati sulle cellule tumorali più recettori HER2. Secondo le linee guida dell’ASCO (American Society of Clinical Oncology), il test HER2 deve essere effettuato su tutti i tumori mammari. La positività del test fornisce al medico l’indicazione a terapie mirate come trastuzumab, anticorpo monoclonale, indirizzato in modo specifico contro questo bersaglio tumorale, oggi in fase di sviluppo anche nella formulazione sottocutanea.
In un futuro ormai prossimo, inoltre, le pazienti con tumore al seno HER2 positivo in fase avanzata potranno giovarsi di terapie sempre più efficaci, come pertuzumab in associazione a trastuzumab e chemioterapia, e trastuzumab emtansine (T-DM1).

L’attenzione crescente alla qualità della vita della pazienti con tumore al seno costituisce un aspetto sempre più importante che guida la ricerca scientifica nell’individuazione non solo di molecole più potenti e meglio tollerate, ma anche di formulazioni più agevoli e meno impegnative di farmaci di consolidata efficacia, come trastuzumab sottocutaneo, capaci di ridurre il tempo di somministrazione e dunque di permanenza delle pazienti all’interno delle strutture ospedaliere, un fattore indubbiamente stressante per le donne in terapia.
Secondo le evidenze scientifiche dello studio di Fase III, HannaH, che ha coinvolto 596 donne con tumore al seno HER2 positivo in fase iniziale, la formulazione di trastuzumab sottocutaneo è in grado di ridurre il tempo di somministrazione a 5 minuti, rispetto ai 90 (prima infusione) e 30 minuti (somministrazioni successive) necessari con l’attuale somministrazione endovenosa.
Alla luce delle evidenze scientifiche dimostrate, a breve saranno disponibili anche due nuove efficaci opzioni terapeutiche per le pazienti affette da tumore HER2 positivo in fase avanzata, che rispondono in modo efficace all’esigenza di una medicina sempre più personalizzata:
pertuzumab, un inibitore della dimerizzazione di HER2, in grado cioè di impedire al recettore HER2 di accoppiarsi ad altri recettori, di inibire la crescita cellulare e di indurre la morte delle cellule tumorali;
trastuzumab-emtansine (T-DM1), un anticorpo-farmaco coniugato in fase sperimentale, in grado di legare trastuzumab e il chemioterapico DM1 utilizzando un linker stabile, capace di inibire la via di segnalazione cellulare HER2 e trasportare il farmaco chemioterapico direttamente all’interno delle cellule tumorali che iperesprimono il recettore HER2.

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