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Tumore della prostata: a Pordenone ed Aviano centri d’eccellenza

tumore prostataUn importante traguardo per l’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone e per il Centro di Riferimento Oncologico – CRO di Aviano, che mettono insieme a segno un goal importante nel trattamento del tumore della prostata: il loro Percorso Diagnostico-Terapeutico-Assistenziale (PDTA) per questo tumore ha ottenuto la certificazione UNI EN ISO 9001:2015 dall’Ente internazionale Bureau Veritas, nell’ambito di un progetto che è stato reso possibile grazie al sostegno incondizionato di Astellas e al supporto organizzativo di OPT, il provider deputato a preparare i Centri alla certificazione. Obiettivo del PDTA è assicurare al paziente una presa in carico rapida, efficace ed efficiente, tale da garantirgli un’offerta ampia e innovativa di opportunità diagnostiche, terapeutiche e assistenziali secondo le più recenti Linee guida internazionali. Un percorso imperniato su un team multidisciplinare, che si fa carico del paziente, lo accompagna e rende meno arduo il passaggio da una fase all’altra della malattia.
«È un traguardo importante per la qualità dei nostri servizi ed è anche un traguardo di grande collaborazione tra l’Ospedale di Pordenone e il CRO di Aviano – dichiara Giorgio Simon, Direttore Generale dell’Azienda per l’Assistenza Sanitaria n. 5 “Friuli Occidentale” di Pordenone – lo sviluppo ulteriore sarà quello dell’introduzione della chirurgia robotica all’interno di questo percorso che permetterà di compiere un ulteriore passo avanti».
Con questo programma di certificazione, l’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone e il CRO di Aviano si propongono sempre più come punto di riferimento per la gestione e il più efficace trattamento del paziente oncologico e, nel caso specifico, del paziente affetto da neoplasie della prostata.
Il tumore prostatico manca al momento di programmi di screening rivolti alla popolazione maschile, per tale motivo a volte la diagnosi e i trattamenti presentano difficoltà che possono essere affrontate al meglio con un approccio multidisciplinare.

«Oggi abbiamo capito che il tumore della prostata può essere molto diverso da un paziente all’altro: ci sono forme indolenti, che non necessitano per forza di un trattamento invasivo e cruento ma vanno sorvegliate nel tempo, e forme potenzialmente mortali, che devono essere trattate con la chirurgia o con la radioterapia; e siamo in grado di ottenere ottimi risultati con entrambi questi trattamenti – osserva Oliviero Lenardon, Direttore USC di Urologia all’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone – da ciò l’importanza di una valutazione multidisciplinare del paziente con tumore prostatico che attraverso scelte condivise si vedrà proposta la migliore soluzione terapeutica».
«Il tumore della prostata, per la sua complessità ed estrema variabilità, pone ancora parecchi interrogativi rispetto alla diagnosi e ai trattamenti; manca ad oggi di un percorso codificato come avviene per il tumore della mammella, ad esempio – sottolinea Roberto Bortolus, della Radioterapia Oncologica del Centro di Riferimento Oncologico – CRO di Aviano – anche se sappiamo molto su questo tumore, alcune problematiche ancora ci sfuggono. Tuttavia, rispetto a solo dieci anni fa, abbiamo a disposizione sia una tecnologia estremamente sofisticata in termini di robot chirurgico o Acceleratori per la Radioterapia, che molti farmaci nuovi in grado di arricchire la disponibilità delle armi terapeutiche a disposizione; il problema è metterle nella sequenza giusta in modo da consentire ad ogni paziente di avere il trattamento migliore per il suo caso e questa sarà la sfida dei prossimi anni».
Nell’ultimo decennio, i progressi della ricerca clinica, l’uso integrato delle opzioni terapeutiche e l’arrivo di nuovi farmaci ad azione sempre più mirata hanno cambiato le prospettive per molti pazienti.
«Il tasso di sopravvivenza del tumore prostatico è nettamente aumentato in anni recenti grazie alle maggiori conoscenze in questo campo e alle migliori opzioni terapeutiche che hanno accresciuto le possibilità di guarigione – dichiara Lucia Fratino, dell’Oncologia Medica del CRO di Aviano – naturalmente la ricerca non si ferma ed è orientata ad affinare le capacità diagnostiche, in particolare quelle di biologia molecolare volte ad identificare eventuali alterazioni geniche in grado di svelare l’aggressività del tumore e, se è possibile, curarlo con farmaci targettizzati».

Le patologie oncologiche richiedono una corretta gestione clinico-assistenziale fondata su una piena integrazione multidisciplinare, così da garantire al paziente una presa in carico funzionale alle diverse esigenze che la patologia richiede. Il carcinoma della prostata, che in Friuli-Venezia Giulia è il secondo tumore più diffuso tra i maschi con oltre 1.000 nuovi casi l’anno e quasi 20.000 uomini stimati che convivono con questa neoplasia, rappresenta il paradigma di queste esigenze; richiede, infatti, il coinvolgimento nel percorso di diagnosi e cura di molteplici figure specialistiche, inclusa quella non meno importante del medico di medicina generale.
«Il ruolo del medico generalista è fondamentale – sottolinea Guido Lucchini, Presidente Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Pordenone – dal momento che è questa figura ad intercettare per prima i segni e i sintomi iniziali della neoplasia prostatica sia attraverso la visita medica sia con la prescrizione degli accertamenti idonei. Nel caso in cui gli esiti delle indagini siano positivi, il medico di famiglia indirizza il paziente all’urologo per un percorso diagnostico-terapeutico adeguato. Il Friuli-Venezia Giulia adotta da tempo i programmi di screening per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori, in particolare della mammella, del colon retto e dell’utero. L’obiettivo è estendere tali screening ad altri organi e la prostata potrebbe essere uno di questi. Dovremmo però individuare il “marker” scientificamente validato allo scopo».
La comunicazione e i mezzi di informazione alla popolazione diventano sempre più importanti per far riflettere la cittadinanza intera sul fatto che l’adesione a stili di vita corretti rimane un fattore fondamentale per la prevenzione delle malattie neoplastiche e delle malattie in genere.
«La Lega Italiana per la Lotta ai Tumori ha iniziato ad occuparsi di questo problema dal 2017 mettendo in atto una serie di attività informative volte a migliorare e diffondere la conoscenza del tumore prostatico tra la popolazione maschile friulana – spiega Antonino Carbone, Presidente LILT pordenonese – in particolare, ci rivolgiamo agli uomini tra i 50 e i 70 anni di età, ancora produttivi, dipendenti di aziende pubbliche e private».

Il modello di PDTA certificato riflette una tipologia di governance clinica basata su specifici percorsi formalizzati, su protocolli clinico-organizzativi, condivisi tra le varie Unità Operative coinvolte, e su un adeguato sistema di monitoraggio delle performance.
«In tale contesto gioca un ruolo cruciale anche la figura del Case Manager – precisa Noemi Rampulla, Infermiera presso l’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone – che fa da tramite tra il team multidisciplinare, la struttura ospedaliera e il paziente, il quale non viene mai lasciato solo durante l’intero percorso di diagnosi e cura e anche dopo nel periodo di follow up».
Il percorso tracciato dall’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone e il CRO di Aviano prevede servizi di accoglienza e di diagnostica dall’Anatomia Patologica alla diagnostica per immagini (Risonanza Magnetica e Medicina Nucleare); servizi per la fase terapeutica con unità di radioterapia e chirurgia, dotati di apparecchiature d’avanguardia che rappresentano il fiore all’occhiello dell’Istituto; servizi completi di oncologia medica integrata con i servizi di urologia; oltre a un team multi e interdisciplinare che si avvale di avanzatissimi laboratori di analisi e di biologia molecolare.
Tutto questo nell’ottica di orientare sempre di più le terapie a seconda delle caratteristiche genetiche del cancro, specie per i pazienti con malattia metastatica. Evoluzione verso terapie sempre più mirate e di precisione che non può prescindere dai test molecolari ma che deve tener conto anche della sostenibilità del Sistema.
«La partnership tra pubblico e privato nel settore sanitario appartiene alla visione di Astellas, azienda che vuole rispondere alla domanda di salute dei pazienti e dei cittadini e, al tempo stesso, alle esigenze della sanità pubblica di reperire risorse per garantire la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale e regionale – dichiara Giuseppe Maduri, Amministratore Delegato di Astellas Pharma – la collaborazione con l’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone e il CRO di Aviano per la certificazione dei PDTA del tumore della prostata rappresenta uno strumento concreto per migliorare la presa in carico del paziente con carcinoma prostatico, standardizzare le procedure e ottimizzare le risorse disponibili».



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