in Dieta e Alimentazione

“Tritacarne” e “Carne trita”, due libri per riflettere sul cibo

tritacarne giulia innocenziIn tempi di All you can eat e di masterChef, il nostro rapporto con il cibo è senza dubbio contraddittorio. L’Expo di Milano avrebbe dovuto trattare il tema della sostenibilità, come il titolo che si era data “Nutrire il Pianeta. Energia per la vita.”, mentre invece è sembrata una maxi fiera dove gli sponsor hanno ottenuto ampi spazi: multinazionali come Coca Cola e Mc Donald’s, non proprio simbolo della filiera corta, ma sinonimo di fast e junky food.
Si parla molto di educazione alimentare, ma poi nei fatti non resistiamo al sushi low cost, attirati da prezzi più bassi, ma a che prezzo? Spesso sacrifichiamo la nostra salute a furia di mantenere abitudini alimentari scorrette. Il dramma è che ne siamo consapevoli, in quanto al giorno d’oggi c’è molta informazione sulle problematiche legate alla cattiva alimentazione.
Purtroppo non sempre sappiamo da dove vengono davvero gli alimenti che consumiamo, anche se per legge dovremmo saperlo: frutta, verdura, pesce e carne rispondono più alle leggi di mercato, che a quelle della sicurezza alimentare.

La giornalista Giulia Innocenzi ha fatto un’inchiesta sull’industria della carne e l’ha messa nero su bianco in un libro dal titolo emblematico “Tritacarne”, edito da Rizzoli, in libreria dal 20 ottobre.
L’autrice approfondisce l’alimentazione made in Italy, portando alla luce il vero costo dei nostri piatti in termini di sofferenze degli animali. Da questo punto di vista l’Italia non è un’eccellenza, anzi.
Chi scrive non è vegano, ma ritiene giusto parlare di quello che non viene detto e che certamente non fa onore agli allevatori che operano in totale disprezzo di regole e umanità.
La presentazione del libro casualmente è avvenuta a poche ore dalla sentenza di primo grado sul “macello degli orrori” Italcarni. Secondo la Procura due veterinari dell’Asl di Brescia coinvolti nella vicenda”omettevano di effettuare le visite ante mortem e post mortem dei bovini presenti al macello Italcarni e la cui carne doveva essere venduta per il consumo umano e omettevano di impedire una condotta di maltrattamento causa della poderosa contaminazione batterica della carne macellata”.

Dal “Tritacarne” alla “Carne trita”. Cambiando l’ordine delle parole, il risultato è un altro libro dove il cibo è molto presente. Si tratta di un opera di Leonardo Lucarelli, uscita per Garzanti il 21 gennaio 2016. L’autore fa il cuoco nella vita e nel libro svela i retroscena del mestiere di chef, che negli ultimi anni ha conosciuto un’esposizione mediatica impressionante.
In tv vediamo chef stellati che seguono un copione, tanto da essere diventati personaggi televisivi e in certi casi sex simbol. Le seguitissime trasmissioni culinarie però non la raccontano tutta: infatti non corrispondono a quello che avviene davvero nelle cucine di molti ristoranti.
Lucarelli racconta le modalità della gestione del cibo, non sempre a norma. I clienti ordinano pesce fresco, ma in realtà si trovano a mangiare pesce congelato, salti in padella camuffati dietro a nomi altisonanti.

Insomma “Tritacarne” e Carne trita” mostrano due aspetti dell’alimentazione poco conosciuti.

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