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Tiroide, apparato riproduttivo, diabete, ossa e malattie rare: al via il congresso CUEM

tiroide congresso cuemChe siano tiroidee, riproduttive, metaboliche, ossee, la probabilità che ognuno di noi, nel corso della propria vita, abbia prima o poi con un problema ormonale si aggira intorno al 99%.

«La centralità del sistema ormonale fa si che l’endocrinologo debba essere uno specialista competente su molteplici aree terapeutiche anche molto lontane tra loro. Eppure l’endocrinologia paga il prezzo di una scarsa consapevolezza del ruolo degli ormoni nel mantenimento della salute e in molte malattie anche da parte della classe medica. Se i sintomi di un infarto o un ictus sono peculiari e facilmente riconoscibili, gli ormoni agiscono spesso in maniera più sfumata. Per la salute ormonale quindi c’è ancora molto da fare, al fine di colmare il gap di informazioni e l’appuntamento annuale con il CUEM si pone questo tra i suoi obiettivi principali” dichiara il Professor Andrea Giustina, che ricopre la carica di Presidente della Società Europea di Endocrinologia (ESE) e del CUEM che si svolge ogni anno presso il Centro Congressi dell’Ospedale San Raffaele, Università Vita Salute di Milano.
Decine i temi che vedranno la presenza di importanti opinion leader italiani succedersi sul palco del congresso orientato alle più recenti novità e innovazioni cliniche e terapeutiche: dalle diffuse malattie tiroidee ai tumori che possono interessare la ghiandola, dalle terapie per la disfunzione erettile che preoccupa il sesso maschile alle politiche di salute pubblica sulla prevenzione delle malattie ossee in generale e dell’osteoporosi in particolare sino alle malattie più rare che qui sono trattate con una dignità che prescinde la legge dei dati epidemiologici e dei dati di incidenza.
“Parleremo di ‘sindromi lipodistrofiche’ che rappresentano un gruppo eterogeneo di malattie croniche molto rare, associate a numerose comorbidità di tipo endocrino-metabolico, cardiovascolare, epatico e pancreatico. A causa della bassa prevalenza e dell’eterogeneità fenotipica, queste patologie molto spesso sono misconosciute e quindi sotto diagnosticate. La presenza di lipodistrofia può essere sospettata in soggetti con assenza localizzata o generalizzata di tessuto adiposo, osservata all’esame obiettivo e convalidata da misure antropometriche come la plicometria e/o esami strumentali come l’assorbimetria a raggi X a doppia energia (DEXA) e la risonanza magnetica total-body (MRI)” illustra Giustina.

Mentre la sindrome algodistrofica viene definita come un’affezione dolorosa regionale a topografia non metamerica e nel suo decorso può associarsi a una serie di manifestazioni locali quali l’edema, le alterazioni vasomotorie, la rigidità articolare e l’osteoporosi con una possibile evoluzione verso manifestazioni distrofiche e atrofiche.

La mancanza di riferimento alla patologia dell’osso rende anche ragione della creazione dell’acronimo Chronic Regional Pain Syndrome (CRPS) Per ciò che attiene alle terapie disponibili sono i Bisfosfonati a farla da padrone grazie ad un ottimo profilo di efficacia e sicurezza. Clodronato, Pamidronato e Alendronato, somministrati a dosaggi elevati, sembrano tutti possedere un considerevole profilo d’efficacia, con riscontri provenienti da studi randomizzati in doppio cieco e confermati dai risultati delle più attendibili metanalisi.

Al centro degli interessi degli endocrinologi anche la Disfunzione Erettile con una metanalisi di 211 review che ha mostrato come l’uso delle onde d’urto a bassa intensità (Low-intensity shockwave therapy, LISWT) rappresenta la principale novità nel trattamento della DE: tuttavia, non sono ancora presenti dati di efficacia tali da includere la LISWT fra le terapie raccomandate nella pratica clinica quotidiana. Nuove evidenze di sicurezza ed efficacia sono emerse per i farmaci PDE5-i, con effetti anche sulla plasticità del tessuto adiposo sottocutaneo, sull’ omeostasi angiogenica e sulla cardiomiopatia diabetica. La terapia con cellule staminali è stata studiata nei modelli animali, ma le applicazioni sull’uomo sono ancora in dubbio: gli studi condotti in tal senso sono risultati spesso inconcludenti, oppure gravati da una scarsa numerosità campionaria. Mentre non esistono solide evidenze scientifiche a supporto dell’uso del plasma ricco di piastrine (PRP).

Negli ultimi anni, la letteratura endocrinologica ha mostrato una rinnovata attenzione alla sfera psicosociale dei pazienti: negli ultimi anni aspetti di funzionamento cerebrale, neurotossicità e neuroplasticità sono stati studiati in vivo con le nuove tecniche di imaging cerebrale. Il ruolo dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene nella neurotossicità, con particolare attenzione al cortisolo, è stato quindi evidenziato su più fronti ed acquisisce una importanza fondamentale nei processi cerebrali alla base dei disturbi neuropsicologici.
L’approccio multidisciplinare, con uno psicologo che possa accompagnare la gestione endocrinologica, è importante per una corretta gestione e trattamento dei pazienti con disturbi dell’ipofisi, che sempre di più hanno la necessità di essere presi in carico nella loro totalità.



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