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Lo switch tra farmaci nei pazienti con patologie cardiovascolari

Switch farmaciLa sostituibilità dei farmaci è un argomento che merita un approfondimento. Ci siamo già trovati a trattarlo e continuiamo a farlo proprio perché siamo convinti che l’uso di farmaci è un tema che spesso tendiamo a sottovalutare, mentre è opportuno prestare più attenzione e fare un utilizzo più consapevole dei medicinali.
Ciò prende ancor più valore con l’ingresso nel mercato dei farmaci generici che, sicuramente hanno un buon rapporto qualità-prezzo e in molti casi sostituiscono il loro corrispettivo brandizzato, ma non è sempre così.
Alla luce della Bioequivalenza, secondo cui il generico deve avere un principio attivo pari al 20% in più o in meno rispetto a quello originale, e del Decreto Legislativo 219/06 che non obbliga le aziende produttrici di generici ad effettuare studi specifici sull’efficacia, i medici si trovano in difficoltà nella prescrizione di un medicinale generico.
Al recente Convegno AUDITA tenutosi ad Ivrea su “La gestione del malato con Ipertensione e Scompenso cardiaco” il dottor Costa, cardiologo e docente universitario, ha focalizzato il suo intervento sulle prescrizioni mediche e sostituibilità dei farmaci nel paziente con queste patologie.
In campo di terapia cardiovascolare molti sono i farmaci che sono stati resi generici.
Una metanalisi pubblicata su Jama nel 2008 ha sancito che dal punto di vista dell’efficacia clinica i medicinali equivalenti non sono diversi dai branded, ma essa presenta dei punti deboli, uno su tutti è rappresentato dal fatto che molti degli studi sono stati eseguiti in soggetti sani.
Ciò fa sorgere più di un dubbio sulla validità delle tesi dello studio: se lo studio è stato condotto su normotesi non si può valutare l’effetto del farmaco antipertensivo.
Inoltre la letteratura sul tema non offre dati clinici sufficienti per avere un quadro completo, proprio in virtù del fatto che le leggi vigenti non li richiedono.

Molti esperti mettono in dubbio la sostituzione di farmaci in pazienti che soffrono di patologie cardiovascolari, per di più è necessario fare presente che ogni qualvolta si cambia terapia occorre fare dei controlli clinici e di laboratorio e questo ha un costo, il 20% in più rispetto a chi non la cambia, cosa che va contro il principale motivo per cui viene preferito un farmaco non brandizzato, ossia il risparmio.
Sulla base di quanto detto, è bene riflettere se è sempre conveniente risparmiare sulla salute.

2 Comments

  1. danilo lo conte 28 settembre 2014
  2. Alessandra 30 settembre 2014

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