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SIMIT, Antibiotico-resistenza: in Italia attivo il Piano Nazionale di Contrasto

antibiotico resistenzeLa riflessione del Prof. Marco Tinelli, Membro del Consiglio Direttivo della SIMIT Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, sui dati pubblicati ieri dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che hanno evidenziano come 500mila persone abbiano contratto infezioni causate da batteri che hanno sviluppato un’antibiotico resistenza.
L’OMS ha utilizzato un sistema di sorveglianza chiamato GLASS (Global Antimicrobial Surveillance System) che si integra in un più vasto piano a livello mondiale di contrasto all’antibiotico resistenza e vuole essere di aiuto alle nazioni per prendere, a livello globale, appropriate decisioni in merito.

UN’INDAGINE NON COMPLETA

Purtroppo nel report dell’OMS, su 52 nazioni che hanno aderito al sistema GLASS fornendo alcune informazioni di base – sottolinea Tinelli – solo 22 hanno trasmesso per esteso i loro dati, rendendo in parte incompleto e in qualche caso sottostimato un grande lavoro di sintesi a livello planetario. Alcune nazioni già impiegano sistemi di raccolta dati differenti da GLASS, come Stati Uniti, Francia, Spagna, Italia ed altre come Cina, India, Russia hanno difficoltà a raccogliere dati su una popolazione vastissima e non sempre omogenea.

COME FUNZIONA LA RILEVAZIONE IN ITALIA

In Italia, il sistema di sorveglianza sulle antibiotico resistenze si chiama AR-ISS e, a sua volta, trasmette i dati ad un sistema di monitoraggio epidemiologico europeo chiamato EARS-Net che è governato dal Centro di controllo e sorveglianza delle malattie (ECDC) con sede a Stoccolma ed a cui aderiscono tutti i paesi dell’Unione Europea. Tale sistema è molto efficiente e rilascia ogni anno dei report molto dettagliati sulle resistenze della gran parte dei batteri circolanti sia a livello ospedaliero che territoriale. Tuttavia non è semplice stabilire i numeri con certezza.
Il report dell’OMS lancia comunque un ennesimo allarme che da tempo le Società Scientifiche sia Internazionali che Italiane, in particolar modo la SIMIT- Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali e le istituzioni come il Ministero Salute e l’Istituto Superiore di Sanità, hanno evidenziato nei confronti della comunità scientifica con un importante riscontro anche da parte dei media.
Ricordiamo, di recente, a dicembre scorso, la campagna mediatica della SIMIT su tutti i canali televisivi RAI sul buon uso degli antibiotici e, ad oggi, rammentiamo la distribuzione gratuita presso le Farmacie Italiane di una rivista sulla stessa tematica realizzata e stampata sempre dalla SIMIT.

I RISCHI OGGI

Il problema rilanciato ieri dall’OMS, da tempo posto sia a livello ospedaliero che comunitario o meglio nella cosiddetta “continuità assistenziale”, pone l’attenzione sul fatto che attualmente qualunque tipo di infezione dalle più banali come semplici infezioni cutanee o urinarie, a infezioni gravi quali polmoniti e sepsi, possono essere causate da batteri antibiotico-resistenti. Sembra un paradosso, ma anche una persona che non ha mai preso antibiotici corre il rischio di avere un’infezione da batteri resistenti, soprattutto se si trova in ospedale o nelle altre strutture di assistenza sanitaria. I batteri non conoscono frontiere e le stesse resistenze che si trovano in Europa o negli Stati Uniti si possono evidenziare in villaggi sperduti in Africa ed in America Latina come anche il report dell’OMS dimostra chiaramente.

LAVARSI LE MANI AIUTA

La diffusione dei batteri è dovuta a diversi fattori: primo fra tutti la scarsa tendenza a lavarsi frequentemente le mani (particolarmente rilevante in Italia dove l’uso delle soluzioni alcoliche usate come detergenti risulta essere tra i più bassi nella Unione Europea secondo un report dell’ECDC), la non oculata ed inappropriata gestione degli antibiotici che può arrivare a vari livelli fino al 50% (abuso, sotto-utilizzo o inutile assunzione) sia in ospedale che nel territorio, negli animali da allevamento (le deiezioni degli animali contengono batteri ad alta resistenza che si diffondono nei terreni circostanti gli allevamenti stessi, nelle acque di scolo e quindi nei fiumi e laghi), per trasferimento genico delle resistenze da un battere all’altro e per l’esagerato turn-over dei pazienti nelle strutture sanitarie (ospedali, RSA).
Anche in Italia, come anche segnalato dall’OMS nei paesi oggetto dell’indagine, si riscontrano batteri altamente resistenti agli antibiotici e che possono provocare elevati rischi di infezioni specie in pazienti immuno-compromessi e anche anziani. Tra questi ne ricordiamo alcuni come la Klebsiella pneumonia, in molte situazioni cliniche particolarmente aggressiva per la sua elevata patogenicità, e di cui la metà dei ceppi sono multiresistenti agli antibiotici più comuni. Un terzo dei ceppi di Klebsiella è anche resistente ad una classe di antibiotici i cosiddetti carbapenemi, antibiotici in molti casi una delle ultime risorse che abbiamo a disposizione per un efficacie trattamento. Situazioneanaloga per Escherichia coli, un normale commensale intestinale (che cioè fa parte della flora intestinale).

IN ITALIA ADOTTATO IL PNCAR

Recentemente (Novembre 2017) è stato approvato dal Governo il Piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza (PNCAR) che ha come obiettivo quello di affrontare e contrastare in maniera efficacie un problema che, proprio perché coinvolgendo diversi ambiti (umano, animale, ambientale), necessita di un approccio inter-settoriale, definito “One Health”.
Questo dovrebbe essere in grado di attuare un coordinamento sia centrale che a livello di tutte le Regioni Italiane, mediante azioni ed interventi operativi. Importante da sottolineare è che il PNCAR ricalca strategie di intervento in sintonia con le direttive europee emanate dall’ECDC. Attualmente già molte Regioni in Italia hanno recepito con proprie delibere il PNCAR e sono già in corso interventi attuativi che dovranno essere realizzati, secondo una tempistica del Piano stesso, di qui fino al 2020.
E’ sicuramente auspicabile che, come ricordato nel PNCAR, gli interventi previsti abbiamo un’adeguata copertura finanziaria sia a livello centrale che regionale in quanto senza adeguate risorse finalizzate non sarà semplice garantire interventi efficaci. Gli investimenti non dovranno essere fine a se stessi ma uno strumento per arrivare ad una migliore gestione del controllo e sorveglianza delle infezioni e del buon uso degli antibiotici (procedura comunemente chiamata “antibiotic stewardship”). Infatti, ottimizzando l’appropriatezza dell’impiego degli antibiotici, si potranno ridurre non solo le infezioni da batteri ad alta resistenza migliorando la sopravvivenza dei pazienti ma, conseguentemente, si avrà una riduzione dei tempi di degenza e quindi un notevole risparmio per le casse dello stato e delle regioni.
La SIMIT e gli Infettivologi, in questo contesto, rivestono un ruolo determinante per interagire non solo con tutti gli altri attori del sistema sanitario (Microbiologi, Igienisti, Farmacisti, ecc.) ma anche per essere punto di riferimento per una appropriatezza dell’uso degli antibiotici e “formatori” dei clinici giovani e meno giovani nel nostro sistema sanitario.



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