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Ragazzo cinese muore per troppo lavoro ma l’agenzia smentisce

muore troppo lavoroLi Yuan, classico nome cinese di chissà quanti altri cinesi. Lo portava anche un ragazzo morto a Pechino. Stando a fonti giornalistiche, il ventiquattrenne, dipendente della Ogilvy & Mather, lavorava tredici ore al giorno, dalle undici di mattina fino a dopo la mezzanotte, inclusi sabato e domenica inclusi. In un primo tempo si pensava fosse deceduto proprio per il sovraccarico di lavoro ma poi l’agenzia si è affrettata a smentire con un comunicato diffuso sui social media:

“La notte scorsa, abbiamo perso per sempre un giovane compagno di lavoro. Era ben voluto dai suoi colleghi e clienti per le sue capacità professionali e per il suo spirito di squadra. Questa improvvisa tragedia ci ha riempito di profondo dolore. Speriamo che possa riposare in pace in un altro mondo”

Certo che la formula “We hope he can rest in peace in another world” suona sarcastica. In ogni caso ragazzo sarebbe morto per un arresto cardiaco, alcuni colleghi però non smentiscono il suo super lavoro. In Cina per il fenomeno delle morti per eccesso di lavoro è stato coniato il termine “guolaosi”: si parla di seicentomila casi all’anno, in Giappone un fenomeno analogo è chiamato “karoshi”. In Italia non c’è un nome specifico, ma tra i pochi fortunati che lavorano, alcuni mantengono impegni orari assurdi e non conoscono riposo. A loro auguro tutto il bene possibile: una lettera di commiato firmata dall’agenzia o all’azienda a cui legano l’intera esistenza non vale quanto un quarto d’ora di pensieri in libertà.

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