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Ragazza con diabete – Old Fashion: lettera aperta del prof. Lorenzo Piemonti ai gestori

discoteca old fashionUna ragazza diabetica è stata respinta dalla nota discoteca milanese Old Fashion per essersi presentata all’entrata con tre bustine di zucchero e un succo di frutta, precauzione contro le emergenze ipoglicemiche. Di fronte alla minimizzazione dell’episodio da parte dei gestori della discoteca, il direttore dell’Istituto di Ricerca sul Diabete dell’ospedale San Raffaele e docente di endocrinologia, professor Lorenzo Piemonti, ha scritto su Facebook una lettera aperta a Roberto Cominardi, gestore della discoteca Old Fashion.

Facebook: la lettera aperta di Lorenzo Piemonti ai gestori dell’Old Fashion

Alla cortese attenzione di
Roberto Cominardi, Old Fashion (Milano)

Gentilissimo Roberto
Le scrivo in merito all’episodio riportato dai media secondo cui ad una ragazza in terapia insulinica affetta da diabete di tipo 1 non sarebbe stato concesso di portare con se alcune bustine di zucchero e un succo di frutta all’ingresso del locale Old Fashion. Diciamo che ho un hobby nella mia vita, che è quello di studiare il diabete, e quindi credo di conoscere il diabete di tipo 1 sufficientemente bene, malattia che colpisce 250000 persone in Italia con 5000 nuovi casi ogni anno, in aumento. E’ una malattia invisibile nel senso che non ha una “fisicità” prorompente come altre malattie, anche perché colpisce prevalentemente in età giovane, ma non per questo meno grave. Le persone colpite da questa malattia in ogni istante della loro vita devono regolare gli zuccheri nel sangue utilizzando due cose: l’insulina per abbassarli e lo zucchero per alzarli, a seconda della necessità. Normalmente tutti noi facciamo questa cosa ma in automatico, nel senso che un organo del nostro corpo denominato pancreas lo fa per noi in ogni momento senza chiederci conferme o permessi. Se si è affetti da diabete di tipo 1 questa funzione non è automatica e si deve provvedere dall’esterno a somministrare insulina o zucchero. E’ una cosa impegnativa a cui ci si deve educare fin dall’esordio della malattia, cioè spesso in giovanissima età, con una particolare attenzione: uno sbaglio non corretto può condurre alla morte. Questo è il motivo per cui tutti i pazienti con diabete di tipo 1 portano con se, come farmaco salvavita, lo zucchero o un succo di frutta, non solo perché lo raccomanda il medico, ma anche perché dopo aver sofferto di un abbassamento grave dello zucchero del sangue ci si rende conto di quanto possa essere importante averlo a disposizione immediatamente ai primi sintomi.
In genere nessuno sceglie di ammalarsi, nè di quale malattia soffrire; ma in genere tutti noi cerchiamo di convivere nel miglior modo possibile con le malattie che ci colpiscono, e per una persona giovane a Milano per esempio con il desiderio di poter partecipare alla vita sociale frequentando i luoghi di ritrovo della città. Non credo che quanto successo e quanto da Lei dichiarato (per quello che è riportato come virgolettato dalla stampa) sia la conseguenza di una volontà malvagia o vessatoria nei confronti di qualcuno, ma semplicemente la conseguenza di ignoranza. Siccome l’ignoranza non è da considerarsi un difetto in assoluto ma viceversa è una opportunità importante per aumentare la conoscenza, sarebbe bello riconoscere che forse c’è stato un errore in questa vicenda, scusarsi e magari cogliere l’occasione per sensibilizzare la comunità sull’importanza di questa malattia visto che a breve, il 14 novembre, sarà la Giornata Mondiale del Diabete istituita nel 1991 dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità. Se viceversa ritiene che quanto successo non meriti questa sua sensibilità, non si preoccupi ricondurremo il tutto ad uno dei tantissimi casi conseguenza dell’effetto Dunning-Kruger, direi purtroppo endemico in tutte le società moderne.
Cordialmente
Lorenzo Piemonti

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