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Protesi al seno: allarme silicone in Francia, Italia e Inghilterra

protesi silicone senoIl caso delle protesi al seno difettose dell’azienda francese Pip ha assunto ormai dimensioni internazionali: l’Interpol ha richiesto l’arresto di Jean-Claude Mas, fondatore della società, con l’accusa di avere attentato alla vita e alla salute dei clienti.
La Pip è stata una delle più importanti aziende nel campo della fornitura delle protesi mammarie al silicone ma è in via di liquidazione dallo scorso anno. Fondata nel 1991, aveva un giro d’affari di circa centomila protesi all’anno. Resta poco chiaro come sia accaduto che per vent’anni nessuno si sia accorto di nulla.
Che la situazione sia grave, è testimoniato dalle parole del ministro della sanità del governo di Francia che ha invitato le donne che abbiano eseguito operazioni di mastoplastica additiva usando le protesi ad un espianto, per prevenire eventuali tumori dovuti alla rottura dell’involucro non a norma. Le donne francesi soggette alla raccomandazione sono circa trentamila. In Italia il numero ipotetico è di quattromila impianti,  l’Inghilterra ha quarantamila soggetti a rischio: in questi paesi la sanità riduce però il tono di pericolosità rispetto agli avvisi di evenienza di tumore al seno; si parla di pericolo di infiammazioni e rotture a causa del silicone scadente ma non c’è nessuna prova scientifica di legame con patologie cancerogene.

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