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Protesi Pip: chirurgo plastico Lorenzetti consiglia sostituzione

protesi sostituzioneUn ginepraio e tanta confusione è ciò che ha generato la notizia delle protesi PIP prodotte con materiali industriali, il rischio di rottura rispetto ad una protesi di qualità e il conseguenze allarme sulla possibilità che il contenuto della protesi in circolo per l’organismo possa provocare il cancro. Solo in Italia dal 2001 al 2010 ne sono state impiantate circa 5mila. In Francia sono state documentate 1143 rotture e sino ad oggi sono stati praticati 672 espianti, mentre i casi di tumore correlati sono stati otto negli ultimi mesi.
“Allarme giustificato e bisogna mantenere la calma proprio per la tranquillità delle pazienti” afferma il Professor Pietro Lorenzetti, noto chirurgo plastico, “sappiamo ancora poco del silicone industriale usato per produrre le protesi. Innanzitutto consiglierei alle donne che hanno avuto un intervento di verificare che marca di protesi è stata impiantata e se non lo sanno, di rivolgersi al chirurgo che ha effettuato l’intervento per chiederlo. Sarebbero proprio i medici che le hanno usate a dover chiamare per primi le pazienti per rassicurarle e aiutarle a decidere cosa fare”.
E’ possibile fare un controllo per verificare lo stato delle protesi?
“Si può fare una Risonanza Magnetica che consente di verificare l’integrità della protesi e il suo corretto posizionamento, ma in realtà consiglierei alle donne che hanno delle PIP di rimuoverle, si tratta di avere nell’organismo materiali scadenti, l’idea non mi piace. Il problema a mio parere si verificherà di nuovo per altre marche e ciò è dovuto ai criteri autorizzativi italiani ed europei: protesi al seno, ma anche filler che vengono iniettati nell’organismo, sono sottoposti a regole di autorizzazione troppo superficiali, al contrario di ciò che accade negli Stati Uniti dove i dispositivi medici sono trattati alla stregua dei farmaci e sono sottoposte all’approvazione della Food and Drug Administration. Mi creda, rompere una protesi di qualità non è affatto facile, nella mia esperienza ventennale annovero un solo caso, quindi temo che i casi di PIP rotte saranno molti di più di quelli sinora documentati”.
Come ci si accorge che la protesi è danneggiata?
“E’ difficile rendersene conto, anche perchè il posizionamento sottomuscolare rende impossibile apprezzarle al tatto. Va eseguita, come dicevo, una RMN nei casi sospetti, ma va ricordato che il seno (e non solo quello operato con protesi additive) va controllato ogni anno con una ecografia mammaria o con mammografia dopo i 40 anni di età. Le protesi si rompono per la scarsa qualità dei materiali che tendono ad usurarsi, ma, ripeto, è una evenienza piuttosto rara”.
Lei le ha mai usate?
“Personalmente no, mi sono sempre affidato all’ampia scelta delle due azienda leader mondiali in questo settore. Le posso dire che la maggior parte delle protesi che ho impiantato vent’anni fa sono ancora al loro posto, ma in teoria nessuna protesi si può definire eterna”.
Perchè devono essere cambiate?
“Nella maggior parte dei casi vengono cambiate perchè negli anni è cambiato il corpo, ci sono state gravidanze, allattamenti, dimagrimenti, aumenti di peso e la forma e la dimensione di quel seno non sono più adatti. Le protesi di qualità sono garantite a vita dal rischio di rottura. Quelle in gel coesivo inoltre hanno abbassato drasticamente il rischio di ‘contrattura capsulare’: dal 4-6% della vecchia generazione a meno dell’1% delle nuove. Possiamo ipotizzare che queste dureranno ancora di più nonostante non sia possibile dire quanto con precisione giacché vengono utilizzate solo circa dieci anni e quindi non esistono dati di follow up corretti”.
Per quali altri distretti corporei esistono protesi ‘additive’?
“Più di quanti si possa immaginare oltre a seno e pettorali maschili abbiamo le protesi glutee, polpacci, bicipiti e tricipiti, ma anche testicoli, per il viso le protesi zigomatiche e mentoniere ma non sono dello stesso materiale di quelle mammarie. Per ciascuno di questi distretti le aziende forniscono ampia varietà di modelli e misure per essere ‘fitted’ sul paziente”.
Di che materiali sono fatte le protesi considerate più sicure?
“La storia delle protesi è molto lunga: al momento le più usate e sicure sono protesi di gel altamente coesivo di silicone, hanno una superficie testurizzata, ruvida, in modo che possa aderire al corpo e mantenere una forma stabile. Va detto però che nella riuscita di un intervento conta molto la tecnica di accesso, quella chirurgica, il posizionamento della protesi, la scelta della forma rispetto alle forme della paziente. E’ noto già da tempo alla maggior parte della categoria che protesi di basso prezzo presentano un rischio maggiore di dover essere sostituite e quando vengono asportate si nota intorno ad esse del materiale sieroso, capsule e spesso una perdita di forma. Esistono siti internet dove si possono acquistare protesi in Asia a 200 euro e quindi abbassare il prezzo dell’intervento, a scapito però della sicurezza della paziente”.

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