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Parto in Italia: uno su tre è cesareo

parto cesareoLa Sigo, Società Italiana Ginecologia e Ostetricia, ha fornito i dati sul parto cesareo in Italia: nel 2008 i parti tramite taglio cesareo sono aumentati del 245%. Nel 1980 l’incidenza del parto non naturale era infatti dell’11%, mentre nel 2008 è salita al 38%, con prevalenza territoriale nel Meridione. L’Italia presenta a livello europeo la più alta percentuale di cesarei, seguita dal Portogallo con il 33%, mentre le altre nazioni presentano valori inferiori al 30% che calano al 15% in Olanda e al 14% in Slovenia.
Più di un parto su tre si avvale dunque della tecnica del cesareo. Questo aumento porta a una maggiore attenzione agli interventi di taglio cesareo, tanto che il Sistema nazionale per le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità sta pensando a una serie di linee guida e documenti informativi per le donne in gravidanza. Capita infatti che l’intervento, ormai quasi sempre in anestesia locale, sia richiesto per evitare la sofferenza del parto o che il modello del consenso non sia particolarmente chiaro, cosa che porta a denunce anche una volta firmato. Il titolo dell’opuscolo in programma è quanto mai significativo: “Taglio cesareo solo quando serve” forse ispirato al noto libro di Enrique Lebrero Martinez e Ibone Olza intitolato “Il parto cesareo. Solo se indispensabile, sempre con rispetto” .
Naturalmente, in tutti i casi, l’ultima parola spetta al medico, anche se gli episodi di cronaca recente non ispirano grande fiducia nella categoria.

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