in Psicologia

Parte una nuova campagna di sensibilizzazione contro la violenza psicologica

violenza psicologicaEsiste un fenomeno criminoso di proporzioni enormi, di cui in Italia si parla poco, principalmente per la difficoltà di riconoscimento da parte di chi lo vive e di chi lo dovrebbe prevenire e contrastare. Si stima che ogni giorno milioni di persone siano vittime della violenza psicologica, in famiglia, a scuola, sui posti di lavoro: una forma subdola, perversa e insidiosa di abuso in cui qualcuno esercita potere e controllo in modo potente e distruttivo su qualcun altro. Si tratta di una tattica vessatoria fatta di parole e comportamenti ripetuti e finalizzati a intaccare la dignità e l’integrità mentale, emotiva e fisica di chi la subisce, senza distinzione di genere. Ne sono colpiti infatti donne, uomini e bambini. Per questo nasce il progetto “La violenza psicologica uccide. Fermiamola ora!”, per la difesa e protezione delle categorie sociali più deboli e maggiormente vessate. Nella prima fase, l’iniziativa promossa da Global Humanitaria Onlus e dalla consulente Cinzia Mammoliti, che ne è responsabile, si svilupperà in Lombardia e in Liguria, e successivamente in Piemonte.

Gli obiettivi primari del progetto, che ha il patrocinio del Comune di Milano, di Varese, di Mantova e di Vercelli, sono favorire l’emersione del fenomeno e facilitarne il riconoscimento, soprattutto della elevata cifra oscura”, cioè quella parte di criminalità che non viene alla luce perché non denunciata o addirittura non riconosciuta dalla vittima annientata. Inoltre, la campagna mira al recupero delle vittime che abbiano subito danni di qualsiasi natura attraverso una rete di specialisti operanti con competenze e professionalità differenti a seconda dell’esigenza. Non meno importante, l’obiettivo della prevenzione della vittimizzazione secondaria: la condizione di ulteriore sofferenza e oltraggio sperimentata da vittime di violenza psicologica che incontrano un atteggiamento di insufficiente attenzione o di negligenza da parte delle agenzie di controllo formale nella fase del loro intervento. Spesso la vittima stessa non è pienamente consapevole della manipolazione e a ciò si aggiunge la mancata o insufficiente conoscenza dell’esistenza di figure che potrebbero assisterla. Queste condizioni fanno sì che in Italia manchino statistiche attendibili in materia e la cifra riguardante la vittimizzazione secondaria potrebbe essere di proporzioni gigantesche.

Il progetto si prefigge la creazione di una rete efficiente, efficace e competente che realizzi un’azione di formazione, informazione e collaborazione quale primo strumento utile a fronteggiare e prevenire questo pericoloso e destabilizzante fenomeno. Contemporaneamente vuole sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni, affinché queste affrontino l’argomento al fine di migliorare l’opera di prevenzione del fenomeno e la cura delle vittime, anche attraverso l’adeguamento dell’impianto legislativo.

A livello operativo sarà disponibile il numero 848 808 838 per il pubblico (costo di una chiamata urbana), che sarà il primo filtro per fissare un appuntamento con i consulenti presenti fin da subito sul territorio lombardo e ligure, e nei mesi a seguire anche su quello piemontese, che seguiranno poi la persona nell’iter necessario.

Simona Ingellis, direttore generale di Global Humanitaria, afferma: “Questo progetto è per la nostra associazione una nuova sfida e la prima iniziativa che realizziamo sul territorio italiano. Abbiamo scelto di impegnarci contro la manipolazione relazionale perché molto diffusa, a prescindere dal genere e dall’età delle persone, ma anche poco riconosciuta. Auspico che gli strumenti e le figure che metteremo a disposizione siano un supporto importante per le persone vittime di questo fenomeno e per aiutare a far emergere casi sommersi”.

Cinzia Mammoliti, responsabile del progetto, aggiunge: “I centri antiviolenza già presenti sul territorio nazionale, e perlopiù dedicati alle donne, non sono sufficienti per tutte le categorie coinvolte in situazioni di violenza psicologica che non sempre, e non necessariamente, rappresenta una forma di violenza di genere. Anche gli uomini sono maltrattati e rivelare di essere vittime di abusi è spesso per loro, sotto certi profili, più difficile e imbarazzante; per non parlare poi dei bambini costretti a pagare sulla propria pelle gli errori degli adulti. La violenza psicologica è una vera e propria piaga sociale che richiede un lavoro di squadra e di Rete per poter fornire a chi ne è vittima interventi mirati e di qualità.”

Secondo una indagine svolta nel 2013 da WeWorld Onlus la sola violenza sulle donne avrebbe ogni anno un costo economico e sociale di quasi 17 miliardi di Euro, tra spese sanitarie, consulenza psicologica, farmaci, ordine pubblico, spese giudiziarie e legali, e così via. L’equivalente di tre manovre finanziarie, il triplo della spesa sostenuta dal nostro Paese ogni anno per incidenti stradali.

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