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Parkinson: necessario prevenire le cadute dei malati

parkinson caduteSi stima che in Italia siano circa 150.000 i soggetti affetti da Parkinson e altri 50.000 i pazienti con un parkinsonismo; nella maggior parte dei casi la malattia si manifesta attorno ai 60 anni, ma in un 10% di persone i sintomi compaiono prima dei 40 anni. Studi recenti stimano che quasi il 30% degli over 65 cada almeno una volta all’anno e di questi, il 6% si frattura.

L’incidenza annuale di cadute nei parkinsoniani è del 60-80% a causa dei riflessi rallentati e deficit di equilibrio peculiari della malattia. Nella lotta alla Malattia di Parkinson è fondamentale infatti mantenere il più a lungo possibile le abilità del paziente, così da potergli garantire una buona qualità di vita. Per questo motivo LIMPE e Dismov SIN considerano indispensabile individuare le strategie di cura più efficaci, sia a livello di terapie farmacologiche, sia in ambito riabilitativo.

“La qualità di vita dei pazienti è l’obiettivo principale per cui ci stiamo impegnando – ha affermato il Prof. Ubaldo Bonuccelli, Presidente LIMPE – e grazie alla Ricerca oggi è possibile raggiungere questo traguardo. In tal senso infatti abbiamo predisposto questo importante Progetto di Ricerca che verrà sviluppato insieme a DISMOV-SIN, allo scopo di verificare l’efficacia di un protocollo riabilitativo sperimentale nella prevenzione delle cadute dei pazienti affetti da Malattia di Parkinson. Per sostenere questa Ricerca, è iniziata una raccolta fondi che include una serie di iniziative che realizzeremo per tutto il corso del prossimo anno”.
La qualità della vita, infatti, non è legata al singolo farmaco o alla visita presso uno specialista, ma ad un approccio integrato che prevede terapie farmacologiche, sostegno psicologico al paziente e alle famiglie, attività riabilitative e ricreative.
“È importante affiancare alla singola terapia una buona riabilitazione – ha dichiarato il Prof. Paolo Barone, Presidente DISMOV-SIN- e da alcuni anni è stata intrapresa anche la strada della ricerca sulle cellule staminali che, introdotte nel cervello del paziente con Malattia di Parkinson, sono in grado di produrre dopamina e migliorare quindi i sintomi della malattia. Tuttavia, a volte, queste cellule producano più dopamina del dovuto, aumentando gli effetti collaterali. Ecco perché la ricerca sulle cellule staminali è ritornata in laboratorio e ora i ricercatori dovranno “educare” queste cellule a produrre dopamina al momento giusto e nella giusta quantità. Si prevede quindi – ha concluso il Professor Barone – che l’applicazione sul malato delle cellule staminali non potrà avvenire prima di cinque anni”.

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