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Ostetrici e ginecologi in sciopero il 12 febbraio: comunicato FIOG

ostetrici scioperoIl 12 febbraio i medici ginecologi iscritti alla Federazione Italiana di Ostetricia e Ginecologia insieme ai colleghi e alle ostetriche/i delle altre sigle e società rappresentanti di categoria incroceranno le braccia, bloccando le attività ostetrico-ginecologiche. Pubblichiamo un comunicato stampa a firma del Presidente FIOG, Dott. Francesco Maneschi.

Si invitano le gestanti e la popolazione ad allearsi con i medici nel perseguire gli stessi obiettivi di salute, e quindi ad aderire all’iniziativa di rivendicazione presso le forze politiche impegnate nella corsa per il governo della nazione. Questa scelta è giustificata dalla necessità di superare la schizofrenia gestionale fra le azioni di governo che da una parte stimolano la riduzione al ricorso al Taglio Cesareo, il ricorso alle metodiche antalgiche come la parto analgesia farmacologica, l’introduzione dell’assicurazione obbligatoria per i medici; dall’altra attraverso i tagli della spending review (lineari e non standard) e delle manovre finanziarie degli ultimi anni non garantiscono le risorse necessarie.

Gli operatori dei punti nascita italiani sono stanchi di fare da “parafulmine” per le responsabilità gestionali e di governo e di ricorrere alla “medicina difensiva” per l’aumento del contenzioso medico-legale. La medicina difensiva fa si che il medico ricorra ad un maggior numero di esami ed eviti l’intervento più adeguato nei casi rischiosi. Questo determina un aumento dei costi e riduce la tutela del paziente. Chiediamo pertanto al futuro governo di introdurre la definizione di atto medico così da ridefinire la responsabilità professionale del medico come avviene in Europa, di stabilire con precisione i confini del rischio terapeutico e della vera e propria malpractice, e inoltre di definire i limiti del risarcimento patrimoniale.
Solo con queste misure sarà possibile riequilibrare la relazione tra medico e paziente e permettere alle assicurazioni di stabilire delle tabelle di rischio attuariale che permetteranno a tutti, medici e pazienti, una necessaria tutela del rischio professionale. Non è accettabile che il risarcimento di gravi danni conseguenti ad incidenti automobilistici, ove viene provata l’infrazione della regola e l’attribuzione della responsabilità civile ovvero l’errore umano, vengano risarciti secondo tabelle definite e contingentate, mentre le conseguenze di un atto medico, sempre rivolto alla cura di una malattia, dove in meno del 5% dei casi viene provata l’infrazione della regola ovvero l’errore medico, sia soggetto a risarcimenti quasi senza limiti, basati sull’impatto emozionale che il singolo caso riesce a destare.

Sono ormai migliaia le denunce contro i ginecologi e gli altri operatori. E il dramma è che, a fronte di un clamore mediatico straordinario al momento della denuncia, a conti fatti il 98,8% dei procedimenti presso 90 Procure italiane a carico di sanitari (di cui circa il 10% ginecologi) è archiviato senza alcuna condanna per gli operatori (dati dell’indagine della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari del 21 dicembre 2011).
E’ ora che gli amministratori e i rappresentanti di governo si assumano la responsabilità di una seria programmazione dell’assistenza in area materno infantile, che finora è stata gestita per lo più in emergenza.

Purtroppo il decreto del ministro Balduzzi, recentemente convertito in legge e che contempla alcune norme specifiche sulla responsabilità professionale, non ha offerto soluzioni alla Medicina difensiva per la quale ogni anno sono sprecati 12/14 miliardi di euro. Il cittadino non è sufficientemente informato sull’inevitabilità del rischio legato all’atto medico che per sua natura non è garantito nel risultato perché dipendente da variabili umane non prevedibili né prevenibili.
I medici ginecologi non possono più accedere ai costi proibitivi delle polizze assicurative e, inoltre, le regioni e le Asl con la scelta “dell’autoassicurazione” di fatto non garantiscono la necessaria tutela legale e assicurativa ai medici e neanche agli eventuali ricorrenti che non trovano la giusta tutela risarcitoria. E’ urgente innovare l’attuale legislazione che deve considerare la specificità dell’atto medico e sanitario, nel totale interesse della salute della donna.

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