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Osteopatia metabolica: come si cura

osteopatia metabolicaL’osteopatia metabolica consiste in un assottigliamento dell’osso corticale e trabecolare che produce una diminuzione complessiva della massa ossea. Ha una maggiore incidenza negli uomini rispetto alle donne, di solito si verifica dopo i cinquant’anni. La complicazione più grave sono le fratture, in particolare del femore.

Per la cura delle osteopatie metaboliche ci sono molti elementi da considerare. Ecco un elenco sintetico dei componenti più importanti.

BISFOSFONATI

I bisfosfonati intervengono sul delicato equilibrio dei meccanismi di rimozione/ricostituzione del tessuto osseo, inibendo la rimozione, che nelle malattie metaboliche dell’osso è esagerata e provoca fragilità ossea.
Vengono utilizzati nella terapia del morbo di Paget, dell’ipercalcemia solitamente presente in pazienti con tumori e dell’osteoporosi primitiva (cioè non causata da altre malattie)
I bisfosfonati possono essere assunti per via intramuscolare, endovenosa e orale e sono in grado di aumentare la densità ossea e di ridurre il rischio di frattura.
Per via orale, devono essere assunti a stomaco vuoto, con abbondante acqua per facilitare la discesa della compressa e ridurre il tempo di contatto con le pareti dell’esofago. Per lo stesso motivo e per facilitarne l’assorbimento da parte dello stomaco, la compressa non va masticata o trattenuta in bocca, il paziente deve evitare di coricarsi e di assumere cibi o bevande per almeno 30 minuti.
I bisfosfonati attualmente usati in Italia a scopo terapeutico sono: alendronato, clodronato, etidronato, neridronato, pamidronato, risedronato e zoledronato.
La densità ossea, che aumenta durante la terapia con i bisfosfonati, rimane a buoni livelli anche dopo mesi dalla sospensione della terapia.

CALCIO

Il calcio è l’elemento indispensabile per la ricostituzione di nuovo tessuto osseo e con buone qualità meccaniche.
Normalmente il calcio viene assunto con gli alimenti ma nell’età adulto senile in molti casi le modificazioni delle abitudini alimentari comportano l’assunzione di quantità insufficienti di calcio. Questo fenomeno diventa ancora più importante nella popolazione anziana, nella quale, al ridotto introito alimentare di calcio, si associa anche un malassorbimento intestinale.
Dopo la menopausa e nella popolazione anziana l’introito giornaliero di calcio dovrebbe essere di circa 1500 mg.
Nei pazienti “a rischio” (donne in menopausa e pazienti anziani) andrebbe somministrato un grammo di calcio al giorno. La supplementazione calcica, in pazienti con introito alimentare insufficiente, riduce la perdita ossea e diminuisce l’incidenza delle fratture
Il beneficio della terapia aggiuntiva con calcio è evidente e maggiore nelle persone anziane con più di 65 anni; meno evidente è il beneficio nei primi anni dopo la menopausa.
Anche se l’ aumento della quota giornaliera di calcio potrebbe essere ottenuto aumentando la quantità di alimenti che lo contengono (latte, formaggi), in molti casi, per non incidere su abitudini alimentari consolidate o per evitare problemi correlati a diete troppo ricche di latte e formaggi (ipercolesterolemia, disturbi gastrici, etc.), si preferisce la supplementazione farmacologica con sali di calcio che, tra l’altro, sono ben tollerati alle dosi di 1 grammo al giorno e che solo in una piccola percentuale di pazienti possono dare intolleranza gastrica e stipsi.
E’ opportuno che assieme al calcio venga somministrata anche la vitamina D, indispensabile per favorire un corretto assorbimento intestinale del calcio.

CALCITONINA

Ormone prodotto dalle particolari cellule della tiroide. E’ stato uno dei primi farmaci ad essere utilizzato nella terapia dell’osteoporosi, essendo nota da tempo la sua azione inibitoria sull’attività delle cellule che riassorbono osso.
La calcitonina più utilizzata nella terapia dell’osteoporosi è quella di pesce che risulta 50-100 volte più potente di quella umana. Generalmente la somministrazione è parenterale o per spray nasale.

ESTROGENI

I farmaci contenenti estrogeni sostituiscono la normale produzione di estrogeni che si riduce e scompare nelle donne durante la menopausa.
Nella donna gli estrogeni contribuiscono a mantenere l’ equilibrio dei meccanismi di rimozione/ricostituzione del tessuto osseo.
Il trattamento prolungato con estrogeni sembra ridurre il rischio di fratture alle vertebre, al femore e al polso, anche se il punto critico è la durata della terapia.
L’effetto della terapia, infatti, si fa sentire finché dura la somministrazione del farmaco, ma alla sospensione si ha un rapido calo della massa ossea. La terapia con estrogeni dovrebbe, quindi, essere continuata a lungo e alla sospensione dovrebbe seguire un trattamento con altri farmaci.
La via di somministrazione è generalmente quella orale o transdermica (gel o cerotti); sembra che con questa ultima si riducono gli effetti negativi sulla coagulazione del sangue.
La terapia con estrogeni, oltre agli effetti positivi sull’osteoporosi, riduce anche la sintomatologia solitamente correlata alla menopausa: può però aumentare il rischio di tumori all’utero e al seno e durante la terapia è necessario che la paziente si sottoponga a periodici controlli ginecologici e alla mammografia annuale.

FLUORURI

Stimolano la formazione di osso. Le dosi terapeutiche vanno attentamente valutate dal medico; dosi elevate, infatti, portano ad un rapido aumento della massa ossea, ma compromettono la normale mineralizzazione.
Per evitare alterazioni della mineralizzazione, la somministrazione di fluoruri deve sempre essere associata a supplementi di calcio e di vitamina D.
Gli effetti collaterali maggiormente riferiti sono disturbi gastro-intestinali, dolori articolari e fratture da stress.

IPRIFLAVONE

Inibisce il riassorbimento osseo e stimola l’osteoformazione determinando una stabilizzazione o un lieve aumento della massa ossea a livello vertebrale e periferico.
Non vi sono studi che abbiano preso in considerazione le fratture.
Viene segnalata una discreta tollerabilità al farmaco e gli effetti collaterali più frequenti sono quelli di tipo gastro-intestinale.

RALOXIFENE

Sostanza che agisce come gli estrogeni ma solo sull’osso e sull’apparato cardiovascolare mentre svolge un’azione antiestrogenica sulla mammella.
Il suo impiego è indicato nelle donne con elevato rischio di cancro della mammella o che non tollerano gli estrogeni o che non vogliono sottoporsi a controllo ginecologico o mammografico. Il raloxifene pur con modesto aumento della massa ossea riduce significativamente il rischio di frattura vertebrale.
Il raloxifene riduce il rischio di tumore al seno ma aumenta il rischio di trombosi venosa profonda per cui è sconsigliato alle pazienti con precedenti tromboembolici o costrette a immobilizzazione per periodi più o meno lunghi.

STEROIDI ANABOLIZZANTI

Sono stati utilizzati raramente, con l’obiettivo di stimolare la formazione ossea. Il loro meccanismo d’azione sull’osso non è ben chiaro, tuttavia, sembrerebbe prevalere un’azione inibitoria sul riassorbimento.
Nessuno studio ha preso, inoltre, in considerazione le fratture.
L’azione virilizzante di questi preparati rappresenta il motivo della scarsa compliance nelle pazienti con osteoporosi primitiva.

TIBOLONE

Sembra efficace nel ridurre la perdita ossea nella menopausa, ma non vi sono studi che dimostrino una riduzione dell’incidenza delle fratture.

VITAMINA D

Indispensabile per il corretto assorbimento intestinale del calcio, andrebbe somministrata a dosi fisiologiche di 400-800 UI (Unità Internazionali) al giorno, specie negli anziani e in coloro che si espongono poco alla luce del sole (la Vitamina D viene fabbricata dalla nostra pelle, ma solo se stimolata dai raggi solari).
Nei paesi del nord Europa, dove per motivi climatici l’ esposizione ai raggi solari è scarsa, la ridotta sintesi cutanea di vitamina D viene compensata integrandola con l’alimentazione.
Nei paesi dell’area mediterranea, dove non è consuetudine aggiungere vitamina D ai cibi, la maggior parte della popolazione anziana femminile (oltre il 70%) presenta uno stato vitaminico D ridotto.
La somministrazione giornaliera di dosi fisiologiche di vitamina D non provoca ipercalcemia, mentre riduce il rischio di fratture.
Le dosi considerate fisiologiche variano a seconda dell’età delle persone e dalla capacità della pelle di sintetizzare la vitamina D.
E’ opportuno che assieme alla vitamina D venga somministrato anche calcio.



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