in Salute

Olivetti e Ilva: tra amianto e inquinamento ambientale

olivetti ilvaE’ di questi giorni la sentenza della condanna per le morti da amianto dell’Olivetti di Ivrea. A Carlo e Franco De Benedetti cinque anni e due mesi perché riconosciuti colpevoli di lesioni colpose e omicidio colposo per dieci casi di malattie da amianto.
Purtroppo non è l’unico caso in cui dei lavoratori perdono la vita a causa di malattie subentrate nel luogo di lavoro. L’inquinamento da amianto non è il solo che fa vittime, anche in altre regioni d’Italia molte industrie hanno esposto i propri operai ad alti rischi, compromettendone la salute.
Si tratta di una cosa intollerabile in uno stato civile e moderno.

La stessa cosa accade anche a Gela, a Taranto, solo per citare i casi più clamorosi, ma ne esistono tante di realtà dove il lavoro é precario quanto la vita.
Ci teniamo a tenervi aggiornati su queste situazioni perché purtoppo vicende come queste spesso sono relegate in secondo piano e i media non gli danno la ribalta che meritano.
In questi giorni sono passati quasi sotto silenzio i numerosi eventi che hanno riguardato l’Ilva di Taranto. Cerchiamo di fare un po’ d’ordine sulla situazione.

Si è conclusa settimana scorsa la visita della delegazione dell’Unione Europea in Italia, per fare il punto sull’Ilva. Roma, Bari e naturalmente Taranto tappe della tre giorni che ha visto alcuni eurodeputati impegnati in tavoli con le istituzioni locali interessate, i rappresentanti di Arpa, Asl, Ong, i sindacati e le amministrazioni pubbliche. Ovviamente non è mancata la visita allo stabilimento siderurgico.
Queste le parole di Giovanni La Via presidente della commissione Ambiente del Parlamento europeo:”Gli interventi previsti dall’Autorizzazione integrata ambientale devono essere attuati“. “Sappiamo bene – ha aggiunto – quali sono le norme comunitarie sugli aiuti di stato ed è difficile pensare che anche nella ipotesi di una cessione a privati dello stabilimento ci possa essere una completa attuazione di misure di mitigazione a totale loro carico. È quindi chiaro – ha sottolineato La Via – che bisognerà ancora negoziare sul piano comunitario un sistema d’interventi. Abbiamo anche verificato come la situazione giudiziaria sia complessa e blocchi la realizzazione di alcuni interventi, per i quali bisognerà operare al fine di realizzarli nel più breve tempo possibile“.
Il governatore della Puglia Michele Emiliano sostiene che “la Regione Puglia purtroppo non riesce, per ragioni che non conosciamo, ad avere un tavolo di confronto con il Governo, anche in generale sulla strategia complessiva legata all’Ilva
Il solito scaricabarile all’italiana. Anche i sindacati si mettono in coda e denunciano la grave situazione, lamentando un ennesimo slittamento del decreto, le cui conseguenze sono la perdita di evenutali commesse, il prezzo della vendita,…
Francesco Rizzo, coordinatore dell’Usb, ha denunciato i “continui cambiamenti e giravolte del Governo sulla vicenda dell’Ilva, della sua vendita e del disastro ambientale creato dai Riva in anni d’indifferenza da parte di tutte le istituzioni pubbliche, in cui si sono privilegiati i profitti dei privati a scapito della salute e sicurezza di tutti”.
Per molti la nazionalizzazione e l’intervento pubblico rappresentano l’unica strada percorribile.
Inoltre la vicenda, già di per sé molto complicata, si arricchisce di ulteriori aspetti tra cui:
– il differimento dei tempi per la sua cessione
– la possibilita’ per l’Arpa Puglia di fare assunzioni in deroga rispetto ai limiti per la P.A.
– lo scudo giudiziario anche per gli acquirenti e affittuari dell’Ilva che saranno scelti alla fine della procedura in corso, ma circoscritto nel tempo.
– il mancato rientro dei 400 milioni di prestito dello Stato concesso ai commissari sarà a carico di Cassa per i servizi energetici (Cse) .
– gli ammortizzatori sociali che sono in scadenza a fine anno

Infine è di ieri la notizia di quattro dirigenti indagati nella gestione discarica dell’Ilva.
Torneremo a parlare di Ilva e di altre storie come questa, per cercare di tenere i riflettori accesi.
Fare industria in Italia non deve prescindere dalle norme e dalla tutela della salute: la politica e la magistratura dovrebbero essere una risorsa per il bene del Paese, non il “mondo di mezzo”, troppe volte coinvolto in episodi di corruzione.

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