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Medicine complementari: meno costi e più salute

medicine complementariUno studio pubblicato sull’European Journal Of Health Economics sostiene che le medicine complementari riducono la spesa sanitaria e allungano la vita. Il resoconto è stato condotto da due ricercatori olandesi, Peter Kooreman ed Erik W. Baars, che hanno analizzato i dati assicurativi di circa 150.000 persone in un arco di tempo che va dal 2006 al 2009. In particolare hanno confrontato il costo del medico di medicina generale, le cure ospedaliere, la spesa farmaceutica e quella per attività paramediche, le date di nascita e morte degli assicurati.
Il risultato mette in evidenza come i pazienti dei medici che hanno maturato anche una formazione in medicina complementare presentano un tasso di mortalità inferiore fino al 30% ed una analoga riduzione della spesa per le cure con percentuali che cambiano in relazione alla fascia di età e al tipo di medicina complementare utilizzata.
La minor spesa sanitaria è imputabile, secondo lo studio, a un numero inferiore di ricoveri ospedalieri e ad un ridotto ricorso a medicinali da prescrizione: in pratica i medici formati nelle medicine complementari tenderebbero a privilegiare la prevenzione e a promuovere la salute invece che a ricorrere a trattamenti farmacologici intensivi senza motivate ragioni.
“I dati dello studio – ha dichiarato Alessandro Pizzoccaro, presidente di GUNA S.p.a., azienda leader in Italia nel settore delle medicine complementari – offrono alla classe politica un importante spunto di riflessione sulla necessità di promozione di un sistema sanitario basato su un rapporto costo–benefici più favorevole, grazie all’integrazione tra medicina tradizionale e complementare. In questo senso la preparazione dei medici diventa essenziale ed è fondamentale intervenire anche sul sistema universitario italiano che ancora oggi non è strutturato con un’adeguata offerta formativa: la maggior parte dei corsi e dei master Universitari in Medicina – conclude Pizzoccaro – è ancora frutto della collaborazione tra aziende come GUNA e associazioni scientifiche tra le quali l’AIOT (Associazione Medica Italiana di Omotossicologia), invece di essere parte integrante dei programmi Ministeriali”.

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