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Maturità: corsa agli integratori per l’affaticamento cerebrale

il cervello senza limitiNelle università americane dal 7 al 25% degli studenti percorre i corridoi con un portatile in mano e un blister di compresse nell’altra. Dai laboratori di ricerca e dal mondo accademico si diffonde la cultura del potenziamento cognitivo. In Europa siamo intorno al 20-30% mentre per l’Italia ancora non ci sono dati precisi. Certo è che le farmacie sono assediate da genitori che chiedono integratori per l’affaticamento cerebrale: dal fosforo al magnesio a cui vengono aggiunti antiossidanti e molecole. Per la maggior parte invece vige il ‘fai da te’: gli studenti fumano di più, fanno nottata sui libri con dosi extra di caffè, cercano energie extra nelle bevande energizzanti. Il rischio è di arrivare davanti agli esaminatori sfiniti e meno lucidi.

“Il cervello è un organo che può essere spinto oltre i propri limiti ma non per lungo tempo. Può funzionare anche a regimi elevati purché gli sia dato modo di recuperare e questo avviene con un adeguato numero di ore di sonno” spiega Johann Rossi Mason nel libro CERVELLO SENZA LIMITI (Codice Edizioni), disponibile da poche settimane in libreria. “Almeno 8 durante le quali il cervello fa pulizia e soprattutto organizza i ricordi. In scarsità di riposo, la memoria è meno efficiente. E sommando l’uso indiscriminato di sostanze eccitanti (caffeina, taurina, ginseng, ecc) si può avere un senso di energia immediato ma che si ‘paga’ a medio termine”.

I più scaltri poi riescono a procurarsi i farmaci, molecole per disturbo da deficit dell’attenzione, demenza o narcolessia che nei sani hanno mostrato effetti di potenziamento cognitivo come aumento dell’attenzione e della concentrazione, memoria e annullamento del senso di fatica. “Nonostante non ci siano divieti nell’uso da parte dei sani che esercitano una ‘libertà personale’ – aggiunge la Rossi Mason – va detto che non esistono studi a lungo termine che ne dimostrino l’innocuità mentre è definita una controindicazione assoluta all’assunzione da parte di ragazzi sino a 18-20 anni: il cervello è ancora in formazione e non è possibile sapere quali effetti possono sortire in una fase evolutiva così delicata. La cautela in questo caso è d’obbligo”.

Farmacologicamente, le sostanze che potenziano i componenti dei circuiti di memoria e apprendimento (dopamina, glutammato, noradrenalina) possono migliorare la funzione cerebrale in individui sani oltre il loro limite fisiologico. Queste permettono di alzare l’asticella un po’ più in alto.
“Queste sostanze non hanno niente a che fare con quello che i ragazzini usano per lo sballo in discoteca o per allentare i freni inibitori e aumentare la capacità di socializzazione. Con queste sostanze ci vai in biblioteca, non in discoteca. Sono ricercate da soggetti ambiziosi, che vogliono spostare un po’ più in là i propri limiti, essere più produttivi. Ma attenzione, chi crede che aiutino ad ottenere risultati brillanti senza sforzo rimarrà deluso e non aumentano nemmeno l’intelligenza. Sono come un additivo per motori già performanti, non una scorciatoia”.
Un sondaggio condotto all’Università di Oxford nel 2016 ha svelato che il 15,6 per cento degli studenti dell’ateneo ha assunto sostanze nootropiche (legali)* anche senza prescrizione medica.
In Italia non ci sono dati precisi, ma è stato appena lanciato un sondaggio online per indagare il fenomeno e quantificarlo. I risultati saranno diffusi da Johann Rossi Mason tra qualche mese, appena raggiunto un campione significativo.

Ma è facile procurarsi queste sostanze? “Tutt’altro e questo apre una questione importante. Mentre gli integratori sono I farmaci di cui parliamo sono con obbligo di ricetta medica e siccome non è possibile ottenerla per un uso sui sani le persone si rivolgono al mercato nero o al web. I rischi sono notevoli: dal pagare per ricevere farmaci che non contengono affatto quel principio attivo, sino al rischio di assumere un farmaco contraffatto che contiene sostanze pericolose” avverte la Mason. Procurarseli non è facile e i rischi sono molti. Il primo mercato è quello online, ma in rete è difficile distinguere farmacie sicure da luoghi dove si vendono copie false dei farmaci. In questo secondo caso, così come nel caso del mercato nero, è impossibile sapere cosa si sta assumendo, con rischi che vanno dalle reazioni allergiche all’avvelenamento da mercurio, dai danni renali fino al trapianto e alla morte. Che ingredienti ci sono in quella compressa? Non sempre è possibile saperlo, eppure uno studente universitario su dieci, e un docente su cinque, le manda giù senza fare domande.
I ricercatori dell’Università del Delaware e di Philadelphia mettono in guardia dall’uso di sostanze che modificano il funzionamento del GABA uno dei principali neurotrasmettitori cerebrali, in quanto potrebbero causare alterazioni del comportamento. L’assunzione di sostanze che modificano il delicato equilibrio dei neurotrasmettitori può interferire con il corretto sviluppo del cervello giovane, sensibile ai livelli di dopamina.
Le aziende produttrici sono chiare nello sconsigliarne l’uso in soggetti con meno di dieci anni d’età e, ovviamente, avvertono di limitarsi alle dosi indicate dal curante per trattare un disturbo. L’eccesso, osservato sperimentalmente in piloti molto giovani, può causare rigidità del comportamento e alterare i processi di plasticità, il pensiero logico e la capacità di decisione.
L’utilizzo diffuso di sostanze psicoattive ha portato alla percezione che effetti di stimolazione intellettiva possano essere ottenuti anche con l’utilizzo di integratori e nutraceutici. Così come sottolineato in un recente documento stilato dagli esperti della SIPREC (la Società Italiana di Prevenzione Cardiovascolare): “tra preparati vitaminici del gruppo B, fosfatildilserina e acido glutammico, spesso in combinazione, non sembra potersi evidenziare secondo i dati in letteratura alcuna dimostrazione convincente di un’attività sulle funzioni cognitive, la memoria e le prestazioni scolastiche”. Meglio per ciò che riguarda i flavonoidi sostanze antiossidanti mentre l’efficacia dei prodotti comunemente disponibili sembra essere in gran parte attribuibile ad un effetto placebo. Ai ragazzi meglio lasciare una tazza di caffè fumante: una ricerca della prestigiosa John Hopkins University di Baltimora, nel Maryland, ha svelato un nuovo utilizzo per la sostanza stimolante più impiegata al mondo. Il professor Michael Yassa ha scoperto che la caffeina ha effetti sulla memoria a lungo termine. Con un marcato effetto protettivo sul declino cerebrale, demenza e Alzheimer.



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