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Linfoma follicolare: rituximab ritarda la necessità di chemioterapia

provette linfomaRoche ha annunciato i dati positivi di uno studio di Fase III condotto su rituximab in pazienti affetti da linfoma follicolare in stadio avanzato che non presentano i sintomi della malattia (malattia asintomatica).
Uno studio presentato durante una conferenza stampa al 52esimo Congresso Annuale dell’American Society of Hematology (ASH) di Orlando, Florida ha dimostrato che la somministrazione immediata di rituximab in monoterapia (induzione), seguita dall’uso continuato di rituximab (mantenimento) ritarda la necessità della chemioterapia o radioterapia e riduce il rischio di peggioramento della malattia (sopravvivenza libera da progressione o PFS).
Il linfoma follicolare (LF), una neoplasia del sangue, è una forma comune di linfoma Non-Hodgkin (NHL) a crescita lenta e caratterizzata da periodi di recidive e remissioni. Il linfoma follicolare rimane purtroppo una malattia incurabile e nonostante i progressi importanti, i pazienti continuano a riportare recidive, le quali richiedono trattamenti addizionali. L’NHL viene diagnosticato a circa 286.000 persone ogni anno nel mondo , e il LF rappresenta circa un quinto di questi casi. Il linfoma follicolare può presentarsi in qualsiasi momento in età adulta, sebbene venga generalmente diagnosticato nelle persone cinquantenni e sessantenni di entrambi i sessi.
Rituximab è un anticorpo terapeutico che si lega ad una particolare proteina – l’antigene CD20 – sulla superficie delle cellule B normali e maligne. A quel punto, recluta le difese naturali dell’organismo per attaccare ed uccidere le cellule B marcate. Le cellule staminali (progenitrici delle cellule B) nel midollo osseo non hanno l’antigene CD20, e ciò consente alle cellule B sane di rigenerarsi in seguito al trattamento e ritornare ai livelli normali in pochi mesi.

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