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Le Stelle per l’Oncologia: chef stellati al fianco degli oncologi a Senigallia

stelle oncologiaChef stellati al fianco degli oncologi della Clinica Oncologica dell’Università Politecnica delle Marche nel progetto “Le Stelle per l’Oncologia”: iniziativa itinerante e solidale rivolta a pazienti oncologici e cittadini per divulgare corretti stili di vita e una sana alimentazione.

Nell’ambito del progetto, oggi a Senigallia si svolge un Galà di beneficenza con le Stelle dell’alta cucina il cui ricavato è destinato all’acquisto di un sequenziatore NGS, tecnologia d’avanguardia per scoprire alterazioni genetiche del DNA con un semplice prelievo di sangue.

A proposito dell’iniziativa, pubblichiamo l’intervista a Rossana Berardi, Direttore della Clinica Oncologica degli Ospedali Riuniti di Ancona.

Come nasce il progetto “Le Stelle per l’Oncologia”? Quali sono le attività realizzate nell’ambito del progetto?

“Le Stelle per l’Oncologia” è nato dalla volontà di andare ad agire sulla popolazione in termini di prevenzione. Il progetto ha avuto sin dall’inizio l’adesione e il sostegno degli Chef stellati marchigiani, che si sono affiancati agli oncologi mettendo a disposizione tutto il loro sapere e la loro creatività in fatto di cucina e alimenti. Abbiamo voluto puntare sugli chef per due motivi: in primo luogo perché l’alimentazione è uno dei fattori che più impatta sull’insorgenza dei tumori e in secondo luogo perché veicolare un’informazione competente su queste tematiche con l’aiuto di personaggi noti e che hanno molta presa sull’opinione pubblica è certamente più efficace. Mettere insieme chef e oncologi significa raggiungere al meglio i cittadini per veicolare un messaggio importante. Ricordiamo che il territorio marchigiano è particolarmente ricco di Chef stellati, dunque ci è sembrato importante riunire questo parterre di stelle Michelin, disponibili e soprattutto molto attente ai problemi dell’oncologia. Il progetto, itinerante e solidale, è nato un anno fa ed è una delle idee creative della Clinica Oncologica di Ancona, che vuole attraverso gli insegnamenti e i consigli delle stelle culinarie contribuire ad un cambiamento degli stili di vita e dei fattori modificabili, in particolare l’alimentazione, che come sappiamo gioca un ruolo fondamentale nella salute in generale e nella prevenzione dei tumori. L’intento della Clinica Oncologica di Ancona è quello di realizzare molteplici progetti creativi, come la Pink Room, il Fashion Day ed altri, in cui si pone attenzione a “tutto ciò che fa la differenza” oltre il percorso delle cure. È chiaro che nel momento in cui un paziente si rivolge a noi il primo obiettivo è quello di offrire le migliori cure disponibili, e queste rappresentano la priorità assoluta, ma quando il ciclo di terapia viene completato un percorso integrativo è fondamentale, io dico sempre che tutto il resto fa la differenza, sia in termini di prevenzione sia in termini di integrazione del percorso assistenziale e terapeutico. “Le Stelle per l’Oncologia” è l’occasione per porre al centro dell’attenzione degli oncologi e dell’opinione pubblica l’aspetto nutrizionale, anche perché ormai abbiamo dati scientificamente validati che dimostrano come ciò che mangiamo impatta in maniera rilevante sia sull’insorgenza del tumore sia sull’insorgenza della recidiva in chi ha già avuto una neoplasia. L’alimentazione è un fattore estremamente rilevante per le persone sane ma anche per i pazienti oncologici. In questi mesi abbiamo portato avanti e realizzato tantissime attività, tra le quali Show Cooking e alcuni eventi congressuali di tipo educazionale dedicati agli operatori sanitari; stiamo organizzando diversi progetti nelle scuole, è stato prodotto un opuscolo cartaceo e online che contiene consigli su come nutrirsi al meglio e quali alimenti prediligere. Inoltre, di recente abbiamo avviato una collaborazione continua congiunta con la struttura di nutrizione clinica per suggerire ai nostri pazienti il miglior stile di vita da adottare dopo l’intervento e per dare supporto ai pazienti con malnutrizione.

 Oggi, 9 novembre, si terrà a Senigallia un Galà Dinner con l’obiettivo di raccogliere fondi per l’acquisto della tecnologia NGS (Next Generation Sequencing). Di cosa si tratta e quali saranno i vantaggi per i pazienti oncologici?

Nella serata di oggi, le stelle dell’oncologia si arricchiscono di altre stelle, quelle dell’imprenditoria marchigiana. Infatti, il Galà è finalizzato proprio alla raccolta di fondi per supportare l’acquisto di una tecnologia d’avanguardia che si chiama NGS, Next Generation Sequencing. L’apparecchio è un sequenziatore che ha la capacità di analizzare in tempi rapidi molti geni del nostro DNA; questa procedura diagnostica molto sofisticata già oggi viene praticata all’interno del Centro di Riferimento Regionale di Alta Specializzazione di Genetica Oncologica che afferisce alla Clinica Oncologica degli Ospedali Riuniti di Ancona, dove attraverso una consulenza genetica prima, e un test genetico, poi, si può individuare se è presente una eredo-familiarità nella persona che si sottopone all’esame del sangue. Questi apparecchi sono in grado di “sequenziare” il DNA per scoprire eventuali mutazioni genetiche, che possono predisporre all’insorgenza di un tumore nella vita di una persona. Il sequenziatore NGS permette di eseguire il test genetico in maniera più veloce, più efficace, più efficiente, più precisa e, soprattutto, consente l’analisi di più geni grazie ad una avanzata e sofisticata tecnologia. In questi ultimi anni e ancor più di recente, le richieste di accesso a questo test da parte della popolazione marchigiana test sono aumentate in maniera esponenziale: è quindi importante dare risposte a tutti, pazienti e cittadini, in tempi brevi e in maniera sempre più ottimale. Nel corso della serata di beneficenza, la cena sarà preparata dai nostri 5 Chef stellati: Mauro Uliassi, Moreno Cedroni, Enrico Recanati, Danilo Bei e Stefano Ciotti; molti gli imprenditori marchigiani presenti al dinner per sostenere il progetto e l’acquisto dell’NGS con offerte solidali, e naturalmente la serata sarà rallegrata dalla presenza di altri importanti protagonisti del mondo dello spettacolo. Tutti crediamo fortemente in questo tipo di iniziative, rivolte al bene dei pazienti oncologici, per caratterizzare meglio la malattia che si è sviluppata e mirare al meglio la terapia, e dell’intera collettività, per fare prevenzione e diagnosi precoce.

Quali sono le funzioni del Centro di Riferimento Regionale di Alta Specializzazione in Genetica Oncologica, attivo presso la Clinica Oncologica degli Ospedali Riuniti di Ancona – Università Politecnica delle Marche?

La struttura di Genetica Oncologica è un Centro di riferimento regionale, l’unico della Regione Marche che fornisce counselling genetico ai pazienti e alle famiglie che possono avere o hanno evidenza di un aumentato rischio di tumore a causa dell’ereditarietà o di una predisposizione su base ereditaria. Il Centro lavora in sinergia con gli specialisti del territorio, con tutti gli oncologi marchigiani, con i medici di famiglia, ed è aperto a tutta la cittadinanza che necessiti di questo tipo di consulenza. Si arriva all’esame del DNA dopo un incontro con l’onco-genetista per ricostruire l’albero genealogico della famiglia, per capire se all’interno del nucleo familiare ci sono eventi di rischio che lascino presupporre una eredo-familiarità e se c’è l’indicazione ad eseguire il test che materialmente viene fatto su un banale prelievo di sangue. Infine, il paziente o il cittadino si incontra nuovamente con l’oncologo esperto genetista per avere una risposta, che in questo caso può cambiare la vita della persona e per questo deve essere il più possibile adeguata, sia in caso di negatività che di positività.

 In un ambito, come quello della Ricerca, dove la “fuga di cervelli” è all’ordine del giorno, Lei rappresenta un’eccezione: ci può raccontare la sua esperienza e perché ha deciso di rimanere in Italia?

Personalmente non sono mai andata via dall’Italia se non per più o meno brevi, anche se molto frequenti, esperienze di studio in altri Paesi, statunitensi ed europei. Nonostante le numerose offerte di lavoro ricevute negli anni e che ancora mi arrivano non ho assolutamente mai pensato di lasciare il mio Paese. Credo fortemente che non sempre ci sia “fuga di cervelli”: non è detto che quelli che vanno fuori Italia scappino. Io credo che ci possa essere l’opportunità di fare del bene e che ci debba essere anche un’assunzione di responsabilità nell’impegnarsi nel proprio Paese. Questo lo penso veramente e credo che, nonostante ci siano a volte proposte molto allettanti dall’esterno e difficoltà a volte rilevanti all’interno, in realtà si possa costruire qualcosa di buono, anche grazie, da un lato, ai Maestri che nella vita ci hanno insegnato a crescere, dall’altro alla squadra che riusciamo a mettere insieme e della quale essere a nostra volta Maestri. Quando insegno ai miei studenti e specializzandi vedo nei loro occhi la volontà di crescere in ambito di ricerca ed essere per loro un punto di riferimento mi incoraggia a rimanere con loro e a raggiungere importanti obiettivi. Non è un caso che il nostro motto sia un pensiero di Pascal: “Per costruire il futuro bisogna prima sognarlo”.

Anche se le problematiche esistono e quelle italiane sono principalmente due: la prima riguarda le risorse limitate, la seconda la difficoltà a volte di utilizzarle a causa di una burocrazia schiacciante e una tempistica che allunga i tempi. La ricerca, invece, necessita tempi che possano essere “competitivi”. Nella mia storia professionale ho trovato l’opportunità di fare rete con tanti professionisti in Italia e all’estero e questo permette di superare molte difficoltà. Grazie a questo network ci è stato assegnato lo scorso anno un progetto europeo da 6 milioni di euro e, poche settimane fa, un progetto AIFA da un milione e mezzo di euro. Facendo rete si può ottenere qualche risultato in più, non sempre c’è necessità di fuggire. La mia testimonianza è quella di una persona che è riuscita ad avere dei risultati – anche se naturalmente siamo ancora “work in progress” e lavoriamo per migliorare giorno dopo giorno – e non andrebbe mai via definitivamente dall’Italia. Nello stesso tempo, andare a vedere quello che si fa in altri Paesi, come funzionano le altre strutture oncologiche è fondamentale, apre la mente, cambia la prospettiva delle cose e, soprattutto, permette di creare tutta una serie di conoscenze e di scambi culturali e scientifici, che sono fondamentali per fare Ricerca al top.

 Lei ha recentemente conseguito un premio internazionale di grande rilevanza, il BPW Power to make a Difference Award. Ce ne può parlare?

Il BPW è un premio che viene assegnato dall’International Federation of Business and Professional Women, la Federazione internazionale che riunisce decine di migliaia di donne impegnate o con un ruolo in diverse categorie professionali in tutto il mondo. Ogni anno la BPW, presente in tutti gli Stati, si riunisce in un congresso internazionale, che quest’anno si è tenuto al Cairo, e premia con il Power to make a Difference Award, che significa “il potere di fare la differenza” nella propria professione alla quale la donna può avere contribuito in qualche modo. Sono molto orgogliosa che il premio sia stato assegnato a me quest’anno, peraltro con importanti motivazioni che gratificano l’impegno della mia squadra: per il lavoro svolto a 360 gradi dalla ricerca, all’assistenza, alla didattica e per il lavoro creativo che stiamo realizzando, declinato secondo modalità moderne ad integrazione del percorso di cura per i pazienti oncologici. L’oncologia, lo sappiamo, è un settore in cui la creatività può essere decisamente limitata però tutto quello che si può fare per far star meglio i pazienti, per dare risposte anche alle loro famiglie e soddisfare bisogni ancora non soddisfatti, è un qualcosa in più che possiamo inserire nella nostra professione e che ha una ricaduta benefica nella vita dei pazienti e dei loro familiari. Un’altra motivazione del premio è la capacità di far crescere le nuove generazioni di oncologhe donne, in particolare nell’ambito del ruolo che ricopro come Direttore della Scuola di specializzazione. Rispetto a tale tema abbiamo condotto una forte attività con un connotato di genere a livello nazionale, tant’è vero che insieme ad altre professioniste ho creato il Gruppo “Women for Oncology – Italy”, in cui le oncologhe italiane si vedono rappresentate, Gruppo fortemente voluto dalla Società Europea di Oncologia Medica in cui l’aspetto di genere è particolarmente sottolineato.

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