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Infobesity, cos’è e come difendersi dalla bulimia di dati web

infobesity fomo La salute passa anche per il benessere interiore, ormai è risaputo e ogni secolo ha la sua malattia, in quanto l’uomo vive in una costante tensione tra sé stesso e il mondo. Nell’era digitale che ci vuole tutti sempre connessi , esposti a qualunque informazione, ma sempre meno stimoli, come in un bombardamento, assistiamo alla cosiddetta “infobesity”. Questo neologismo è stato coniato per descrivere lo stato che ci vede travolti da un eccesso di informazioni: notizie, impressioni, opinioni, messaggi. È un continuo che invade la nostra attenzione. Proviamo a pensare come è diminuita la nostra capacità di concentrazione anche sul lavoro, spesso e volentieri chi lavora a computer, ma anche chi non lo fa, si distrae facilmente, cliccando su una nuova pagina in cerca di qualcosa d’altro o guardando il proprio smart phone in cerca di aggiornamenti.
Calza a pennello il paragone col cibo: il suo eccesso può avere gravi conseguenze, mentre le giuste dosi ci aiutano a star bene. Per continuare l’analogia con l’alimentazione pensiamo che l’uomo ha per molto tempo vissuto con modeste quantità di cibo, mentre ora vive nell’abbondanza che si traduce in obesità, diabete nella parte “fortunata” del pianeta.
La diagnosi parla di una epidemia mondiale di infobesità. Lo scrittore Diego De Silva sostiene che il grande successo dei telefonini ci dice che per la maggior parte del nostro tempo non siamo dove vorremmo essere. A ciò si aggiunge un’ansia sociale, che a sua volta genera la paura di essere tagliati fuori, FOMO (“Fear Of Missing Out”). Molti ne sono affetti, seppur inconsapevolmente, i suoi sintomi si manifestano nel pensiero costante che gli altri stiano facendo qualcosa di più interessante di quello che stiamo facendo noi. E che ci stiamo perdendo qualcosa. Da qui il bisogno di stare sui social, pubblicare la qualunque, per dimostrare di esistere.
La Dieta digitale contro questa bulimìa di dati consiste in pochi e semplici accorgimenti. Proviamo a togliere la suoneria, anche per pochi minuti, ciò sarà utile a migliorare il riposo. D’altronde sono giorni di festa, di riposo, da condividere con i nostri cari, cercando di non farsi interrompere sempre dal suono ormai familiare dell’arrivo di messaggini da whats app, che insieme al display e alla suoneria sono diventati degli automatismi che creano allarme e dipendenza. Inoltre sarebbe il caso di archiviare le foto dei bei momenti vissuti, evitando di inviarle subito sui social. Possiamo farlo in un momento successivo, altrimenti rischiamo di non goderci a pieno il momento, perché ormai la foto non è più l’impressione di un momento ma ogni momento è l’impressione di una foto. I giorni di festa sono un’occasione per staccare la spina, anche dai nuovi media che ci rendono schiavi a tutte le ore. L’ideale sarebbe prolungare l’astinenza per almeno un paio di giorni. Consiglio banale, ma utile è quello di lasciare nel cassetto il caricabatteria, cosicché non potendo ricaricare il cellulare, siamo costretti a farne a meno o limitarne l’uso solo quando strettamente necessario. Torniamo a consulatare l’enciclopedia, le guide, gli atlanti e tutto ciò che è cartaceo per riassaporare il piacere di trovare informazioni senza per forza ricorrere al web, lasciando tracce.
Infine occorrerebbe scremare, filtrare e selezionare la massa bruta ed enorme di notizie personali o
commerciali depositate dagli utenti nei social media; non siamo più nel medioevo ed è inutile fingere di farne completamente a meno, anche perché il web ormai ha invaso ogni campo del sapere, del lavoro, dell’intrattenimento ed ha indubbiamente i suoi vantaggi, in medio stat virtus.

Seneca ci invita a riflettere sul modo in cui si utilizza il proprio tempo e riappropriarsi di sé, secondo il filosofo latino non è vero che abbiamo poco tempo, è che ne perdiamo molto. Nulla ci appartiene, solo il tempo.

Ita fac, mi Lucili: vindica te tibi, et tempus quod adhuc aut auferebatur aut subripiebatur aut excidebat collige et serva.
Mio caro Lucilio, riprendi possesso di te stesso, raccogli e abbi cura di quel tempo che fino ad ora ti veniva sottratto, con la forza o con l’inganno, o semplicemente andava perduto.
(Epistolae ad Lucilium, 1,1)

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