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Incontinenza fecale, curarsi col metodo THD Gatekeeper

Gatekeeper incontinenza fecaleContrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’incontinenza fecale non è un disturbo che caratterizza solamente la terza età, ma tocca una rilevante fascia di popolazione anche ben al di sotto dei 60 anni. Questa particolare tipologia di incontinenza si riscontra ad esempio in donne che hanno subito lesioni al pavimento pelvico durante il parto, in persone che soffrono di particolari patologie, ma anche in pazienti con problemi neurologici o che sono stati colpiti da traumi fisici; l’incidenza statistica è intorno al 2% della popolazione totale. La buona notizia è che, nonostante la gravità del problema, per l’incontinenza fecale esiste oggi una trattamento estremamente efficace: si tratta del metodo chirurgico THD Gatekeeper di cui il professor Carlo Ratto, suo ideatore, ci parla in questa intervista.

Professor Ratto, ci aiuti innanzitutto a capire meglio in cosa consiste l’incontinenza fecale.
«In alcuni casi lo sfintere anale interno non è in grado di trattenere le feci oppure questo si verifica per via di lassità o lesioni dello sfintere anale esterno. Le cause del problema possono essere molto diverse tra loro, ma il risultato non cambia: il paziente è costretto a vivere nella disagio costante di avere perdite imbarazzanti e ciò comporta notevoli ripercussioni sulla sua qualità di vita, sia a livello fisico che emotivo.»

Come funziona all’atto pratico il metodo THD Gatekeeper e qual è la sua efficacia contro l’incontinenza fecale?
«Si tratta di una tecnica chirurgica innovativa e a ridotta invasività, che consiste nell’inserimento di sottili e piccolissime protesi autoespandenti tra lo sfintere interno e quello esterno. Queste protesi sono fatte di una speciale sostanza che, una volta venuta a contatto con i liquidi corporei, aumenta grandemente il suo volume pur rimanendo deformabile e morbida. In occasione del passaggio delle feci le protesi si deformano, consentendo agevolmente l’evacuazione, ma a riposo tornano alla loro forma originaria assicurando così l’ottimale chiusura dello sfintere.»

Come viene effettuato l’impianto delle protesi?
«L’inserimento degli impianti autoespandenti viene effettuato in anestesia locale. Il meccanismo di introduzione è automatizzato, pertanto la procedura non solamente è molto affidabile, ma al tempo stesso viene controllata in modo preciso dal chirurgo grazie anche all’ecografia.»

Ci sono rischi per il paziente? Quali sono i tempi di recupero?
«Come detto poc’anzi, essendo la procedura effettuata in anestesia locale la dimissione dei pazienti avviene entro poche ore dall’intervento. È buona norma attenersi al riposo ed evitare gli sforzi intensi nei due giorni successivi; le complicanze post-intervento sono decisamente rare, a dimostrazione del fatto che questo metodo chirurgico è molto sicuro.»

Quali risultati clinici garantisce il metodo THD Gatekeeper?
«Dal punto di vista clinico i benefici del metodo, sia a breve che a lungo termine, sono estremamente positivi e durevoli nel tempo. La qualità di vita subito dopo l’intervento migliora nettamente nella stragrande maggioranza dei pazienti, e già entro il primo mese risultano evidenti i benefici legati all’impianto: drastica riduzione degli episodi di incontinenza fecale, o addirittura scomparsa totale del fenomeno. Ho personalmente riscontrato il perdurare di questi benefici in diversi pazienti da me operati ormai oltre cinque anni fa, a testimonianza dell’efficacia del metodo THD Gatekeeper nel lungo periodo.»Carlo Gatto Metodo THD

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