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Fertility Day: bufera sulla campagna ministeriale

fertility day Continua la polemica per il tono e i contenuti del Fertility Day, la campagna voluta dal Ministero della Salute per accendere i riflettori dell’opinione pubblica sul tema della fertilltà e della sua protezione.
Prosegue il dibattito per le numerose le gaffe del Ministro Beatrice Lorenzin, la quale tentando di discolparsi, ha dato vita ad un ennesimo “qui pro quo”. Andiamo per ordine e ripercorriamo l’accaduto.
Per promuovere il primo fertility day italiano (il 22 settembre 2016), il Ministero della Salute ha trasmesso una campagna con manifesti e messaggi molto discutibili.

fertility day clessidra

Tutto ha avuto inizio con questa immagine: una donna tiene una clessidra in una mano (una clessidra?) e con l’altra si accarezza la pancia, accanto a lei appare la scritta: “La bellezza non ha età. La fertilità sì'”, hashtag #fertilityday. Pioggia di critiche bipartisan, dentro e fuori la rete, anche perchè si allude all’orologio biologico femminile, come se la donna avesse una data di scadenza ed un ruolo sociale solo in quanto madre. Si tratta di una retorica aggressiva ed offensiva, che a molti ha fatto tornare alla mente le campagne fasciste.

Senza contare la poca delicatezza verso le molte coppie che non riescono ad avere figli e quelle che non “mettono sù famiglia” perché le condizioni economiche e lavorative non glielo permettono a causa del precariato. C’è anche chi ha perso il lavoro dopo aver avuto un bambino. Dov’è lo Stato in questi casi? Esistono tutele in un paese dove la disoccupazione è alle stelle e chi ha talento e ambizioni emigra per costruirsi un futuro? Quando c’è da tagliare fondi, il Welfare è la prima voce ad essere sacrificata. Sarebbe stato meglio che si fosse coordinata con le politiche del governo, non proprio a sostegno della famiglia.

La bufera sulla campagna ministeriale della fertilità non finisce qui: un’altra immagine di un fascicolo del ministero della Salute sull’infertilità ha fatto discutere perché considerato razzista. Infatti, per rappresentare le “buone abitudini” da promuovere, sono state scelte persone bianche, mentre per i “cattivi compagni” si è optato per dei ragazzi di colore che fanno uso di droga.
Oltretutto è stato scoperto che entrambe le fotografie utilizzate sono state riciclate: la prima, recante ragazzi sorridenti, proviene da una pubblicità di uno studio dentistico, la seconda da un’iniziativa di scientology contro le droghe.
Un collage di cattivo gusto e una figuraccia evidente, anche perché queste immagini sono state prese usate in altri frangenti e sono royalty free. I grafici dell’agenzia che ha curato la campagna avrebbero dovuto fare uno shooting apposta. Lecito esprimere perplessità per gli “esperti di comunicazione” che hanno curato la campagna e per chi l’ha approvata, ossia il Ministro.
Beatrice Lorenzin ha invece tentato di fare “scarica-barile”, revocando il mandato al direttore della comunicazione, Daniela Rodorigo, e ha cercato di giustificarsi dicendo che l’immagine visionata e vidimata dal Gabinetto non corrisponde a quella apparsa sul sito.

Ultimo, per il momento, boomerang è la dichiarazione del Ministro, in cui la titolare del Dicastero chiede aiuto ai creativi per un nuovo nome per la giornata della fertilità: “Chiediamo alle teste dei buoni creativi di aiutarci possibilmente a titolo gratuito perché, sa, dobbiamo far quadrare i conti del nostro bilancio, a trovare una nuova denominazione a questa campagna”.
Ecco la ciliegina sulla torta! Mancava solo che un ministro della Repubblica chiedesse un lavoro a titolo gratuito per completare l’opera: che esempio è? Quale Stato fa passare un messaggio simile? Che credibilità ha?
Il Ministro non ne ha azzecata una: dal sessismo, al razzismo e per finire la richiesta di lavoro a gratis, quando per le consulenze ministeriali si sprecano una marea di soldi pubblici! Almeno potevano ingaggiare un’agenzia di comunicazione seria, in grado di individuare una strategia più efficace di quella adottata, che ha portato solo a pessime figure.

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