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Farmaco e nome commerciale: non solo un fattore di risparmio

farmaco marcaIn questo periodo di crisi economica una delle parole d’ordine è il taglio della spesa pubblica. Questa sorta di obbligo pratico e, in parte, morale, incide anche sulla prescrizione dei farmaci.

Una recente indagine del Censis ha messo in luce che, mentre i medici prescrivono i principi attivi generici in modo maggiore rispetto al passato, i pazienti sono così “affezionati” al farmaco di marca da pagare la differenza di tasca propria. La percentuale di persone che mette i propri soldi per avere il farmaco brandizzato ha una elevata media del 45%: circa la metà delle donne e degli anziani e addirittura il 70,6% dei pazienti con patologie più gravi.

Il prof. Ettore Ambriosioni, membro dell’European Society of Hypertension (ESH) e già Direttore della clinica medica dell’Università di Bologna, a tale proposito ha un giudizio molto chiaro: “Ricorrere al farmaco equivalente non deve diventare un gioco di quanto costa l’uno rispetto all’altro, altrimenti si producono solo svantaggi per il paziente. Inoltre quando si sceglie un farmaco non brand bisognerebbe cercar di continuare con il medesimo, senza cambiarlo tra vari generici come invece troppo spesso succede. In generale bisogna star attenti a non generare sfiducia nel paziente, che rischia di confondersi con scatole di tipo diverso e perdere aderenza alla terapia”.

A nostro giudizio, la prima parola d’ordine è dunque “continuità”: il 30% degli italiani dichiara di andare in confusione quando il farmacista gli porge un medicinale con lo stesso principio attivo di quello che prende solitamente, ma con un packaging diverso o nome differente. Il marchio famoso, la consuetudine del legame che si crea con esso, conduce ad una sorta di dipendenza psicologica dalla quale il paziente fatica a divincolarsi. La seconda parola chiave potrebbe essere dunque “chiarezza”: al di là dei fattori di prezzo e risparmio, occorre evitare qualsiasi equivoco che possa portare il paziente a pensare a una prescrizione sbagliata o meno efficace. Se poi la scelta del farmaco di brand da parte del paziente è consapevole, come nella maggior parte dei casi, così sia. L’importante è che il medico non si dimentichi il fattore umano e psicologico per obbedire solo a prescrizioni di mercato.

Con questo post, concludiamo il nostro excursus sulle differenze tra farmaco generico e farmaco di marca, di cui riepiloghiamo di seguito gli articoli.

Farmaci: il legame tra packaging e aderenza alla cura

L’importanza dei farmaci di marca nei pazienti anziani

Biocreep: quando la differenza non è solo una sfumatura

Farmaco originale e farmaco generico: simile non significa identico

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