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Farmaci generici: non sempre convenienza fa rima con salute

farmaci generici - convenienza - saluteTorniamo ad affrontare un tema assai importante e delicato come quello del problema della sostituibilità di un farmaco, argomento trattato di recente al Convegno AUDITA, La gestione del malato con Ipertensione e Scompenso cardiaco, tenutosi ad Ivrea, che è bene approfondire poiché tocca da vicino molte persone che seguono una terapia farmacologica. L’intervento del Prof. Francesco Vittorio Costa, cardiologo e docente universitario, ha chiarito e sfatato dei dubbi a riguardo.
Nella quotidianità capita che si assumano farmaci in dosi, orari o modalità d’assunzione scorrette, in questi casi si parla di scarsa aderenza, presupposto che invece è alla base di una buona riuscita di ogni terapia. Se il paziente decide di sospendere il trattamento prima della scadenza consigliata si tratta invece di scarsa persistenza, altro principio cardine per il buon esito di una cura che, così facendo, viene a mancare.
Aderenza e persistenza dipendono anche dal rapporto medico-paziente e dalle problematiche legate al farmaco, come la comparsa di effetti collaterali o la sua scarsa efficacia.
Al venir meno di aderenza e persistenza aumentano le complicanze delle malattie e di conseguenza i costi.

Un’altra incognita si aggiunge a complicare la situazione: l’impiego dei farmaci generici.
Questi, preferiti ai farmaci branded per ragioni economiche, possono però ridurre l’aderenza e quindi l’efficacia, come dimostrano delle ricerche su numerose famiglie di farmaci (antidepressivi, antipertensivi…).
I motivi sono molteplici e complessi, in particolare se un farmaco originale viene sostituito con uno non branded cade il principio dell’equivalenza terapeutica, in quanto il medicinale generico non deve necessariamente dimostrare l’efficacia clinica, ma solamente la Bioequivalenza, ovvero “la similitudine (non l’identità) tra le concentrazioni plasmatiche nel tempo con un ampio margine di tolleranza rispetto al farmaco originale che va dal -20 al + 25%” come dice il Dott. Costa.
Questo fenomeno chiamato Bio-creep non è da sottovalutare, bensì da tenere a mente perché può causare problemi, come continue oscillazioni dei livelli ematici.

A fronte del Decreto Legislativo 219/06, che non obbliga le aziende produttrici di generici ad effettuare studi specifici sull’efficacia, i medici si trovano in difficoltà nella prescrizione di un medicinale generico. Non possono che affidarsi alla casistica, spesso individuale, in mancanza di una letteratura comune in Italia; possono solo avvalersi della clausola di non sostituibilità, ovvero specificare nella prescrizione che il medicinale da procurarsi in farmacia non può essere sostituito con un altro dal farmacista.
In Italia, a differenza di quanto avviene negli USA con The Orange Book, non esiste un elenco dei generici interscambiabili tra loro.
Altro possibile motivo di mancata efficacia della terapia legato al passaggio dal farmaco di marca a quello generico è il cambiamento di forma e colore delle compresse, che può creare confusione soprattutto nelle persone anziane.
Detto ciò, occorre ricordare che conviene scegliere un farmaco meno costoso solo a parità di beneficio, perché se il prezzo da pagare è in salute non ne vale la pena.



2 risposte a “Farmaci generici: non sempre convenienza fa rima con salute”

  1. Gaetano ha detto:

    Nell’articolo sono presenti una serie di inesattezze grossolane.
    La più grave, il contenuto più o meno 20% di principio attivo, infatti questo dato non è riferito alla quantità di principio attivo ma alla BIOEQUIVALENZA, cioè alla disponibilità del farmaco in circolo (AUC, TMax, Cmax), che tra l’altro nello stesso farmaco originale sono presenti.
    In Italia non c’è l’orange book, ma una lista di trasparenza che certifica la stessa efficacia e sicurezza del FARMACO EQUIVALENTE enon GENERICO, verso il farmaco brand.
    Nell’articolo, invece viene omesso, quanto costa al cittadino italiano la compartecipazione alla spesa sanitaria e cioè quanto in cittadino paga per avere il farmaco brand piuttosto che il farmaco equivalente. Questa cifra è più di 800 milioni di euro l’anno, tutti a carico del cittadino, che vanno direttamente nelle tasche delle big pharma piuttosto che nell’economia del paese per accelerare altri consumi o il risparmio.

  2. Alessandra ha detto:

    Grazie per la segnalazione, effettivamente il concetto aveva bisogno di un chiarimento, abbiamo provveduto a correggere.
    Riguardo al tema della spesa sanitaria ne parleremo nei prossimi articoli.

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