in Benessere Psicofisico

Elogio dell’ozio: alla ricerca del tempo perduto

Ozio Tempo per Sè StessiAbbiamo recentemente trattato il tema dell’ozio che può essere in giuste dosi salutare nei bambini, fin troppo oberati da impegni dopo la scuola.
Vogliamo ripartire da qui estendendo il discorso dell’ozio agli adulti, risucchiati dal tran tran della routine, dal lavoro e da problemi, così presi da non trovare tempo oltre che per la famiglia e per gli amici, anche per sé stessi, perdendo spesso di vista le cose più importanti. Per molti artisti l’ozio è creativo, un momento di riflessione, in cui si trovano nuovi stimoli e si prendono un break dalla razionalità e dalla frenesia che dominano i nostri tempi. Anche chi non è un artista può farlo. A questo proposito cito e consiglio “L’Elogio dell’ozio” di Robert Louis Stevenson, libretto leggero, di pochissime pagine, si fa leggere volentieri da tutti, anche da chi non ha tempo. In questo libro del 1877 si può trovare un’apologia degli oziosi, un invito a trasgredire orari, ritmi, routine per prendersi del tempo per sé stessi, coltivando passioni o anche occupandosi del dolce far niente. Con quest’opera Stevenson dimostra che la sola felicità che ricordiamo di aver provato viene dalle volte in cui non abbiamo programmato, né rincorso il successo a tutti i costi.
La capacità di stare in ozio implica però una attitudine a lasciarsi sorprendere dalle sollecitazioni del caso e un forte senso d’identità personale.
L’otium era un concetto latino che stava ad indicare quello spazio di libertà e di svago necessario a ristabilire l’equilibrio psicofisico ed elevare lo spirito; esso era da alternare al negotium (attività lavorativa), oggi invece ha assunto l’accezione dispregiativa di pigrizia.
In tv i comici Ficarra e Picone interpretano il ruolo di fannulloni dediti all’ozio, ma non sono loro a dire che “Lavorare stanca”, bensì Cesare Pavese, illustre scrittore impegnato, che ha dato questo titolo a una suo raccolta di poesie. Lo conferma ironicamente Eduardo De Filippo:

Innanzitutto, il lavoro fa male. Tanto è vero che quando un medico visita un ammalato, come prima cosa gli dice: “Riposo assoluto”… Hai mai sentito dire: “Lavoro assoluto?”. E poi il lavoro è un perditempo, e il tempo non bisogna perderlo in cose inutili, ragazzi, ricordatelo. Bisogna utilizzarlo… C’è gente che perde tutta la giornata a lavorare.

…Come dargli torto?
C’è chi ha fatto del downshifting (scalare la marcia) una filosofia di vita, potendoselo permettere, aggiungo, come Simone Perotti, scrittore e marinaio oggi, manager di successo nella vita precedente. Vicino al pensiero della decrescita, dell’ambientalismo e del recupero della manualità, il teorico del downshifting trascorre molti mesi all’anno a bordo di una barca. In “Adesso Basta” Perotti racconta la strategia con cui ha lasciato la carriera, i soldi, il potere, per vivere una vita più vicina alle sue aspirazioni.
Onestamente non tutti riescono a mettere in pratica i consigli di Perotti, bisogna ammettere che per cambiare vita oltre alla buona volontà, occorre anche fortuna e un notevole gruzzoletto di denaro da parte e non tutti, ahi noi, l’abbiamo, però anche in misura meno drastica e più accessibile possiamo tutti rallentare, godendo dell piccole cose di tutti i giorni.
Basta volerlo e si trova il tempo per noi: staccare il telefono, fare una passeggiata nella natura, stare in silenzio,… sono gesti fattibili che aiutano a vivere meglio.
Stanno aumentando le persone che scelgono di scalare la marcia a favore di una migliore qualità della vita. Ultimo della serie è Patrick Michette, direttore finanziario di Google che ha mollato tutto, con questa motivazione: “Non trovo un valido argomento per dire a mia moglie che dobbiamo aspettare ancora prima di preparare gli zaini e metterci in strada”. La consorte deve essere stata molto convincente, chissà con quali argomenti lo ha convinto dell’urgenza di prendersi del tempo per loro… Scherzi a parte, provo a seguire l’esempio, sto iniziando a mettere da parte, da brava formichina, il tesoretto per vivere alla ricerca del tempo perduto, la strada è lunga, ma non è mai troppo tardi per vivere serenamente la vita che vogliamo.

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