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Dissezione dei cadaveri: un confronto religioso

dissezione cadaveriE’ terminato settimana scorsa ad Arezzo, presso la ICLO Lab-Nicola’s Foundation, il VI Corso internazionale di dissezione chirurgica su cadavere organizzato dal Gruppo Didattico Friends. Una  scuola di neurochirurgia che utilizza i corpi senza vita per la formazione di nuovi chirurghi: un caso unico in Italia, perché fintanto che la legislazione non consentirà l’utilizzo del corpo di cittadini italiani determinati a donare le proprie spoglie terrene per la ricerca scientifica, i pezzi anatomici dovranno essere importati da altre nazioni. Su questa lacuna legislativa si sono espressi, in occasione dell’appuntamento, anche alcuni rappresentanti religiosi per un dibattito sempre molto acceso tra scienza, ricerca,  religione e etica. Ecco le principali dichiarazioni.

Don Carmine Arice, Direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale della Sanità (Chiesa Cattolica)
Recita il Catechismo della Chiesa Cattolica: «L’autopsia dei cadaveri può essere moralmente ammessa per motivi di inchiesta legale o di ricerca scientifica». Si legge nella Carta degli Operatori Sanitari: «Il cadavere umano è sempre da rispettare ma non ha più la dignità di soggetto e il valore di fine di una persona vivente. “Il cadavere non è più, nel senso proprio della parola, un soggetto di diritto, perché è privo della personalità che sola può essere soggetto di diritto”. Pertanto “destinarlo a fini utili, moralmente ineccepibili e anche elevati” è una decisione da “non condannare ma da giustificare positivamente” ». Pertanto se la dissezione anatomica in laboratorio su cadavere ha il solo scopo di formare e/o migliorare la preparazione tecnica dei chirurghi e, di conseguenza, migliorare l’azione clinica e chirurgica del paziente, se non è eseguita, senza eccezione alcuna, in disprezzo al cadavere, se non persegue, senza eccezione alcuna, scopi di lucro derivati dalla vendita del cadavere o da parte di esso, allora è da giustificare positivamente.”

Gianfranco Di Segni, rabbino, biologo molecolare del CNR e docente al Collegio Rabbinico di Roma
“La legge ebraica considera in modo molto rigoroso il rispetto dovuto al corpo umano durante la vita (e perciò sono proibite tutte le forme di mutilazione). Tale rispetto è esteso anche a dopo la morte. L’autopsia è considerata un atto di deturpazione e ogni uso improprio della salma è espressamente vietato. L’autopsia può essere permessa solo in casi eccezionali, come ad esempio quando essa sia richiesta dal Tribunale penale in caso d’incertezza sulla causa della morte o qualora essa sia necessaria per la salvezza o la cura di altri pazienti affetti dalla stessa malattia. Anche in questi casi, comunque, l’intervento deve esser compiuto nel massimo rispetto possibile del corpo, limitatamente agli organi rilevanti e con l’assicurazione che tutte le parti vengano poi riconsegnate ai parenti per una degna sepoltura. Considerazioni analoghe possono essere fatte per la dissezione di cadaveri a fini didattici e per le esercitazioni chirurgiche. È certamente preferibile e auspicabile, se possibile, utilizzare metodi alternativi.”

Sergio Rostagno, teologo della Chiesa Valdese
“Il problema non si è mai posto di recente in sede valdese, dove per le questioni di tal genere la Chiesa si dichiara incompetente, pensando che basti l’etica laica generale. E’ vero che le chiese hanno cominciato a interessarsi di recente di questioni come l’eutanasia o la procreazione assistita. Ed è anche vero che oggi i progressi scientifici e tecnologici pongono molti nuovi dubbi, e che, in questo, la riflessione che le Chiese intraprendono possono servire come ogni altra riflessione, laica o non laica, per promuovere un orientamento. Si tratta di questioni etiche, non di questioni di fede. Le informazioni in merito al non impiego dei cadaveri a scopo di studio mi sorprendono. Pensavo che la dissezione fosse pacifica anche in Italia, definiti alcuni canoni di umanità e rispetto per il corpo dei defunti. – La famosa tela di Rembrandt sulla lezione di anatomia avrebbe dunque anche un valore ideologico?”

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