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Disoccupazione e disagio: incontri gratuiti con psicoterapeuti per ridurre il malessere

disoccupazione disagioSegnaliamo un’iniziativa utile a tutti coloro che si trovano a fare i conti con la rabbia e l’impotenza derivanti dall’essere senza lavoro. A Milano si tengono incontri mensili gratuiti di Standupificio, organizzati dall’associazione Dentro un quadro in seno al progetto Artepassante e aperti al pubblico, per ridurre il malessere causato dalla difficoltà di reinserirsi nel mondo del lavoro. Disagio confermato anche da una recente indagine condotta dal team di psicoterapeuti che promuove l’iniziativa. Il prossimo appuntamento è il 23 settembre presso Atelier della Parola nella Stazione Vittoria del Passante Ferroviario di Milano.
Ciò è stato pensato per permettere alle persone in difficoltà perché senza lavoro di incontrare psicologi e psicoterapeuti gratuitamente nell’ottica di rialzarsi (to stand up) e ripartire da sè.

Per offrire una soluzione ai cittadini che risentono di questo disagio Standupificio offre periodicamente incontri in cui si svolgono percorsi gratuiti per trasferire strumenti di autoaiuto, attraverso attività non convenzionali e percorsi psicoeducativi individuali basati su saperi psicologici e psicoterapeutici efficaci. Al prossimo appuntamento del 23 settembre seguiranno quelli del 21 ottobre e del 25 novembre. I cittadini che desiderano partecipare possono prenotare un percorso della durata di circa un’ora semplicemente inviando un’email alla segreteria dell’associazione Dentro un quadro. Il percorso è suddiviso in tre fasi, denominate rispettivamente “Muro di rabbia”, “Change!” e “Perle a catena”.

Muro di rabbia parte dal presupposto che sviluppare consapevolezza su di sé e sulle proprie emozioni consenta di gestirle al meglio, contenendole qualora poco adeguate al contesto e tutelando in questo modo il raggiungimento dei propri obiettivi. Muro di rabbia permette ai partecipanti di focalizzare l’attenzione su questa emozione: sono messe a disposizione scatole di cartone e carta da imballaggio su cui sfogarsi attraverso il comportamento, per indicarne poi l’intensità percepita su un termometro di cartone e, infine, localizzare nel corpo le sensazioni ricorrendo a un manichino. Nel caso invece di Change!, che si ispira alla tecnica cognitivo comportamentale ABC, ideata nel 1957 dallo psicologo Albert Ellis, si ha la possibilità di mettere a fuoco l’evento della perdita del lavoro, nonché i pensieri e le emozioni corrispondenti, riflettendo insieme su come sia possibile intervenire sul disagio che ne consegue. La messa a fuoco avviene in tre momenti distinti: evento, emozioni, cognizioni. Questa pratica è utile perché il modo personale di pensare e interiorizzare gli eventi, noi stessi, gli altri, è in grado di influenzare il modo in cui ci sentiamo. Perle a catena costituisce il momento conclusivo dell’intero percorso e si basa sul principio secondo cui modificando il pensiero è possibile incidere sul vissuto emotivo della persona. I partecipanti vengono aiutati a mettere a fuoco i propri pensieri, a svilupparne di nuovi.

Il team di psicoterapeuti impegnato nel progetto ha effettuato una ricerca pilota sottoponendo un breve questionario online sugli effetti psicologici della disoccupazione e dell’insoddisfazione economica. Hanno risposto 429 cittadini di tutta Italia, di cui solo il 20,25% si dichiara disoccupato ma ben il 56,8% dichiara di vivere con entrate economiche insoddisfacenti. Alcuni fra i risultati più evidenti: le emozioni dolorose più diffuse fra i disoccupati sono tristezza, rabbia e paura, che con l’aumentare del periodo di inattività professionale sembrerebbero alimentare pensieri sempre più autosvalutanti e comportamenti di ritiro sociale. La tristezza è più diffusa fra chi è disoccupato da meno tempo, mentre l’emozione che maggiormente prevale con il protrarsi dell’inattività risulta essere la rabbia. Tristezza e rabbia costituiscono anche le emozioni che differenziano i soddisfatti economicamente dagli insoddisfatti. E la paura? Dall’indagine quella risulta non mancare mai. Curiosa, poi, la vergogna: solo i disoccupati e i libero professionisti sembrerebbero sapere di che si tratta.

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