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Disabili: paralimpiadi ed altre storie che fanno riflettere

disabili paralimpiadiIn questi giorni si stanno disputando le paralimpiadi a Rio e non mancano le soddisfazioni per gli atleti azzurri e non. Celebriamo l’impresa storica di Abdellatif Baka, corridore algerino, che con l’oro nella categoria T13 (atleti con bassa visione), ha strappando il record di 3’50″00 con cui l’americano Centrowitz era salito sul podio più alto nella finale olimpica. Baka ha fatto segnare 3’48″29, stabilendo il nuovo record mondiale paralimpico.
Non è il solo ad aver fatto meglio del campione olimpico: anche l’etiope Demisse (3’48″49), il kenyota Kirwa (3’49″59) e l’altro algerino Baka (3’49″84) corrono più veloci dell’oro agostano di Rio.

Noi vogliamo raccontare un’altra bella storia con protagonista una donna che, in seguito ad un incidente stradale, ha perso l’uso delle gambe. Suo marito le ha progettato e costruito una villa adatta alle sue esigenze in Grecia. Una casa vacanze con tutti i comfort in cui la famiglia soggiorna per due mesi l’anno. In questo modo Flavia è libera di muoversi in autonomia in uno spazio amico.

È di un mese e mezzo fa la recensione su Tripadvisor che ha provocato l’indignazione collettiva, con cui un’utente anonimo ha rimproverato il villaggio vacanze in cui è stato ospite di non averlo avvisato della presenza di disabili nella struttura, intitolando il post “Il pacco è servito”. “Non è un bello spettacolo vedere dalla mattina alla sera persone che soffrono su una carrozzina. Bastava che la direzione mi avvisava e avrei spostato la vacanza in altra data. Sto valutando o meno di intraprendere una via legale per eventuali risarcimenti” queste sono le vergognose parole della persona in questione.
Ciò ha giustamente sdegnato gli utenti e portato all’onore della cronaca questa triste vicenda che ci spinge a parlare delle barriere architettoniche, ma anche mentali e sociali. Purtroppo si tratta di uno dei tanti episodi che vivono coloro che sono diversamente abili: la mancanza di sensibilità, civiltà e la maleducazione sono all’ordine del giorno.

Non basta lo sport e la dedizione di un marito innamorato a far emergere e valorizzare le persone che vivono la disabilità. Dovrebbe essere sempre così: l’intera società si dovrebbe mobilitare e pensare a soluzioni concrete e condivise per favorirne l’inclusione sociale.

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