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Diabetologi non in linea con i loro insegnamenti: il 40% è in sovrappeso

sovrappeso“Non c’è peggior medico di se stesso…”, si potrebbe dire. Almeno a guardare i dati dell’indagine realizzata dall’Associazione Medici Diabetologi (AMD) tra i suoi iscritti, invitati a rispondere al questionario Diabetes Risk Score (DRS), che raccoglie informazioni circa età, familiarità per diabete, indice di massa corporea, circonferenza vita, utilizzo di farmaci per l’ipertensione arteriosa, storia anamnestica di iperglicemia, attività fisica e consumo quotidiano di verdura, per valutare il rischio di incorrere nel diabete tipo 2. Hanno risposto 597 diabetologi (sugli oltre 2.200 associati) di entrambi i sessi, compresi in un’ampia fascia di età (23% meno di 44 anni; 33% compresi tra 45 e 54 anni; 40% compresi tra 55 e 64 anni; 4% più di 65 anni).

Dai risultati ottenuti si evidenzia che circa il 40% dei medici esaminati ha indice di massa corporea (BMI) compreso tra 25 e 30 (è sovrappeso), mentre l’8% è francamente obeso (BMI oltre 30). La presenza di almeno un familiare diabetico (di primo o di secondo grado) si evidenzia nel 58% di loro. Tra le domande, due riguardavano espressamente lo stile di vita: “In particolare il consumo giornaliero di frutta e verdura e l’attività fisica, il cui effetto protettivo sull’incidenza del diabete tipo 2 è ormai assodato”, chiarisce Elisa Nada, ricercatrice del team che ha eseguito l’indagine. Bene, meno della metà dei diabetologi (45%) che hanno partecipato dichiara di svolgere esercizio fisico per almeno 30 minuti al giorno; va sicuramente meglio per quanto riguarda frutta e verdura, consumata giornalmente da più del 90% degli intervistati.

“Vale la pena ricordare che molti studi hanno dimostrato che medici con sane abitudini personali sono più propensi a incoraggiare i propri assistiti ad adottare tali abitudini e risultano più credibili e più motivanti ai loro occhi”, spiega Titti Suraci, un altro esperto che ha seguito l’indagine. “Per questa ragione – aggiunge Vincenzo Paciotti consigliere nazionale AMD – la nostra associazione, anche facendo tesoro di questi risultati, ha dato avvio al programma di formazione ExtraSUBITO! in cui i diabetologi, già oltre 100 hanno aderito, apprendono a motivare i pazienti all’attività fisica sperimentandola prima su se stessi.”

L’analisi dei punteggi complessivi ottenuti con il questionario mostra che circa il 56% dei diabetologi ha totalizzato un valore maggiore o uguale a 9 (su una scala da 0 a 24), che li renderebbe sicuramente meritevoli di un esame di approfondimento con il dosaggio della glicemia a digiuno. “La somministrazione del questionario unita agli esami di laboratorio permetterebbe l’identificazione della stragrande maggioranza delle persone con diabete tipo 2 e oltre il 50% di quelle con ridotta tolleranza al glucosio, una sorta di pre-diabete”, spiega Lelio Morviducci, terzo componente del team di diabetologi “inquisitori”.

“I risultati di questa indagine vanno letti sotto due diverse prospettive”, commenta Carlo B. Giorda, Presidente AMD. “Quella autoironica che ci porta a sorridere dei nostri comportamenti, ma soprattutto a farci riflettere, come diabetologi, sull’esempio che trasmettiamo a chi si affida alle nostre mani. Quella scientifica che ci permette di confermare e affermare che il DRS – altrimenti noto come FINDRISC o Finnish Diabetes Risk Score – è un prezioso e semplice strumento di screening. I risultati emersi tra i diabetologi italiani sono infatti del tutto sovrapponibili a quelli della popolazione generale italiana. Il DRS si dimostra un questionario veloce ed economico, che non contempla nessuna determinazione di laboratorio specifica – e in ultima analisi costi – e ha il vantaggio di mostrare una buona resa nell’identificare persone a rischio di diventare diabetiche.”

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