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Diabete Italia disapprova lo spot della Fondazione Italiana per il Diabete

diabeteLa campagna di sensibilizzazione promossa dalla Fondazione Italiana per il Diabete Onlus ha avuto molta eco nel “mondo del diabete”, provocando reazioni contrapposte. Questo perché diversi possono essere i punti di vista: da un lato, la tragedia della malattia e la voglia di gridare a tutti il dolore che provoca quando colpisce un bambino; dall’altro, il desiderio di superare il dolore e ricostruire un livello di normalità, seppur con un enorme fardello: il desiderio di portare il bambino a crescere con gli altri, studiare, praticare sport, inserirsi nel contesto sociale e lavorativo. Sono punti di vista del tutto legittimi, in quanto rappresentano la soggettività con la quale ciascuno si pone davanti a un simile problema.

Ciò che non si può condividere è l’utilizzo di un linguaggio brutale, come in questo caso, per veicolarli. Così brutalmente, così crudamente certamente si scuote chi è sano, chi non ha il diabete e non sa che cosa voglia dire. Ma si pensa a quale impatto si possa provocare in un bambino diabetico o nei suoi genitori? Certo, la ricerca è fondamentale e il bisogno di finanziarla reale? Ma il fine giustifica sempre i mezzi?

A nostro giudizio, in attesa del futuro, e nella continua ricerca di trovare una soluzione che permetta la vittoria sulla malattia, è necessario pensare all’oggi, al come permettere, a chi scopre di avere il diabete di vivere con equilibrio, in serenità e non di essere etichettato come un emarginato.

La convivenza con la malattia o meglio l’accettazione consapevole della malattia permette di superare barriere impensabili: molti giovani, seppur “legati” alla terapia insulinica, riescono dove moltissimi coetanei non sono riusciti: campioni olimpici, sportivi professionisti, persone affermate e stimate nella vita e nel lavoro. Ma soprattutto molti di questi adolescenti diventano papà e mamme, equlibrati e sereni: cioè persone assolutamente uguali a ogni altra.

Purtroppo vi sono anche ragazzi diabetici con la maschera, come nello spot, circondati da famiglie con la maschera, che vivono nel dolore e nel sentirsi diversi. Sono pochi, per fortuna, questi ragazzi e queste famiglie: ma a queste persone che effetto può fare un simile spot? Non hanno certamente bisogno di vedere quella rappresentazione, che fa male a noi, ma ancor di più a loro, perché li rende ancora più naufraghi. Hanno bisogno di altre risposte, di messaggi di attesa verso il futuro certamente, ma sicuramente di speranza e di normalità.

Comunicato di Umberto Valentini, Presidente Diabete Italia

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