in Salute

Decennale della legge 219 sul sistema trasfusionale: convegno a Roma

sistema trasfusionaleOggi, 21 ottobre 2015, ricorre il decennale della legge 219 sul sistema trasfusionale. Per celebrare questo anniversario Avis Nazionale ha promosso un convegno presso la Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati a Roma dal titolo “Una legge che fa buon sangue” che ha permesso di stilare un bilancio dei primi 10 anni dall’entrata in vigore.
Ogni anno in Italia si effettuano oltre 3000000 di emocomponenti e Avis è presente su tutto il territorio nazionale con 1.314.316 soci (compresa la Svizzera) distribuiti in 3384 (+ 20 in Svizzera) sedi locali, 122 provinciali ed equiparate, 21 regionali.
Vincenzo Saturni, presidente di Avis Nazionale ha espresso grande soddisfazione per la riuscita dell’evento:“È stato importante dialogare in un prestigioso luogo istituzionale come la Camera dei deputati sui primi anni 10 di vita di una legge che ha avuto – e ha ancora – il grande merito di porre le associazioni di volontariato del sangue al centro del sistema. Non si è trattato di un momento auto celebrativo, benché sia innegabile che siano stati ottenuti da tutti gli attori ottimi risultati, quanto piuttosto di un’occasione per discutere delle prossime sfide che attendono il sistema. Un sistema, quello italiano, chiamato sempre più a dare risposte ai pazienti, i veri beneficiari del gesto di gratuità della donazione, e a diventare punto di riferimento in un’Europa dove ci sono ancora pressioni perché la donazione di sangue esca dalla sfera della gratuità”.
All’incontro hanno partecipato le associazioni di volontari del sangue del CIVIS (AVIS, Croce Rossa, FIDAS e Fratres), il presidente della SIMTI, Claudio Velati, il direttore del Centro nazionale del Sangue, Giancarlo Liumbruno. Quest’ultimo ha illustrato alcuni dati interessanti:“8000 emocomponenti trasfusi al giorno, oltre 1700 pazienti al giorno, 600mila pazienti all’anno”.
Anche Filippo Fossati, membro della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati è intervenuto al convegno:“La legge 219 del 2005, e le azioni che tutti gli attori del “sistema del sangue” hanno compiuto per attuarla, hanno prodotto una vera e propria eccellenza nel Servizio Sanitario italiano – ha sottolineato –. Attraverso donazioni libere e gratuite, promosse e coordinate da diffuse e preziose reti di volontariato, si alimenta un percorso che consente alle persone che ne hanno bisogno, in tutto il paese, in tempi certi, di accedere alle necessarie trasfusioni, in regime di sicurezza e con la dovuta appropriatezza. Adesso si tratta di registrare il funzionamento della macchina, sia per le differenze dei dati della raccolta nelle diverse regioni, sia per la necessità di assicurare un controllo effettivo del centro nazionale sangue sull’intera rete delle strutture regionali e locali, sulla necessità di sviluppare la produzione e la diffusione dei plasma derivati. Il ruolo del Parlamento credo debba essere quello di riportare i riflettori del dibattito pubblico sul “ciclo” del sangue e dare indirizzi e eventuale delega al Governo sulle innovazioni necessarie. Una risoluzione approvata dall’aula potrebbe essere lo strumento giusto, su questo siamo disponibili a lavorare aperti al confronto con le associazioni di volontariato, con gli operatori, con le associazioni scientifiche”.

Il convegno è stata, come ha sottolineato il presidente Saturni, un’occasione per fare il punto sul piano per la programmazione dell’attività trasfusionale, che rappresenta uno strumento strategico ed essenziale per adempiere completamente a quanto previsto dalle normative in materia. Avis ritiene che l’attività trasfusionale venga inserita nella programmazione sanitaria di ogni Regione, con un’ottica nazionale nel rispetto del suo inserimento nei LEA e con puntuali finanziamenti; abbia una visione di medio – lungo periodo (3 – 5 anni) per permettere adeguati investimenti e scelte organizzative funzionali e sostenibili anche per le Associazioni e Federazioni dei donatori (es. adeguamento delle Unità di Raccolta, gestione della chiamata); sia predisposta dalle Strutture Regionali di Coordinamento che devono essere adeguatamente sostenute o rinforzate stante il loro ruolo essenziale di raccordo con il Centro Nazionale Sangue e quindi con il Sistema Trasfusionale nel suo complesso e infine veda il reale coinvolgimento delle Associazioni e Federazioni dei donatori, nella coprogettazione delle strategie, con la condivisione costante delle informazioni quali/quantitative del sistema.

Malgrado la sua assenza giustificata al convegno, il ministro della salute Beatrice Lorenzin ha voluto intervenire sulla ricorrenza del decennale, rilasciando un’intervista per la rivista “Avis Sos” nella quale ha sottolineato che “I risultati raggiunti oggi nel settore trasfusionale hanno la loro origine nelle novità introdotte dalla legge 219 del 2005, in particolare l’istituzione di organismi nazionali e regionali di ‘governance’ del sistema (il Centro nazionale sangue e i Centri regionali di coordinamento). Per molti aspetti la Legge è ancora assolutamente attuale, soprattutto per quanto concerne i princìpi fondanti e il substrato etico: concetto di donazione volontaria, non remunerata, LEA trasfusionali, gratuità del sangue e della trasfusione, autosufficienza nazionale indivisibile, non frazionabile, sovra-aziendale e sovra-regionale, ruolo e valore delle associazioni e federazioni di donatori volontari nella promozione del dono e nel conseguente contributo importantissimo ai fini istituzionali del SSN, gestione esclusivamente pubblica delle strutture trasfusionali ST (o, meglio, “governo” interamente pubblico)”.

Il mancato esercizio da parte delle regioni del ruolo ad esse affidato rappresenta un enorme limite nell’applicazione piena della 219 e in questo senso andrebbe rivista – ha sottolineato Maria Rita Tamburrini, direttore Ufficio VIII Sangue e Trapianti Ministero della Salute –. Abbiamo avuto delle difficoltà anche nel percorso di accreditamento perché ogni regione ha emanato un decreto diverso l’uno dall’altra per via delle specificità diverse da regione a regione. Mi auguro che anche la legge costituzionale con la revisione del titolo V ci dia la possibilità di rivedere questo sistema”. E ancora:“In Italia ogni giorno si eseguono 9000 trasfusioni. Serve un “Governo del Sangue” centrale più forte per assicurare un forte coordinamento delle a Regioni. Il CNS può assumere questo ruolo di coordinamento anche delle Regioni”. Tamburrini ha anche osservato che:“nella legge c’è un neo: manca un fondo per le campagne per la promozione del dono del sangue, degli emocomponenti, e del sangue cordonale. Non avere dei fondi programmati può creare dei problemi, anche se a livello nazionale è stata realizzata una campagna normativa per sostenere il dono. Il 14 giugno è la giornata dedicata ai donatori di sangue e ogni anno il Ministero insieme alle associazioni si è fatto promotore di campagne specifiche. Non c’è un fondo specifico ma sono stati comunque fatti interventi nello specifico”.

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *