in Psicologia

Comunicazione 2.0, tra rischi e opportunità

comunicazione 2.0Credo non ci sia bisogno di spiegare nei dettagli cosa sia la comunicazione 2.0. In questo articolo non si discute della centralità della comunicazione nella vita dell’uomo, necessità della quale è possibile trovare qui in seguito un interessante video della web agency di Lugano Snds. Si tratta di qualcosa di insito nel genere umano sin dalla preistoria, come la voglia di condivisione. Eppure oltre a tante opportunità, questo stile di comunicare porta con sé anche alcuni rischi sui quali riflettiamo partendo dalle tracce dei temi della maturità di quest’anno.

Tanti studenti italiani alle prese con il temutissimo esame hanno scelto di redigere il saggio breve di ambito tecnico-scientifico, che aveva questa traccia: “Lo sviluppo scientifico e tecnologico dell’elettronica e dell’informatica ha trasformato il mondo della comunicazione, che oggi è dominato dalla connettività. Questi rapidi e profondi mutamenti offrono vaste opportunità, ma suscitano anche riflessioni critiche”.

L’argomento è di stretta attualità, oltre che di grande interesse, e trovo che sia stato molto giusto far trattare questo tema ai ragazzi, non solo per metterli alla prova con lo svolgimento di un testo corretto e di senso compiuto, ma penso sia anche un modo per sentire il loro punto di vista.

Pertinenti anche gli stralci di brani allegati alla prova, ossia i contributi di Maurizio Ferraris e Daniele Marini, che andavano ad integrare questa complessa tematica. Il primo metteva in luce come la perenne reperibilità sia quasi patologica, generando ansia e quasi solitudine quando non c’è campo o quando non è disponibile la persona che cerchiamo. Il secondo sottolinea come le sfere della nostra vita abbiano ormai limiti molto labili da quando usiamo e a volte abusiamo dei nuovi strumenti di comunicazione. Anche Marini sostiene che l’eccessiva reperibilità stia letteralmente invadendo e mescolando i confini degli ambiti familiare, lavorativo e relazionale. Infatti riceviamo mail e messaggi a qualunque ora, distraendoci spesso da quello che stiamo facendo e interrompendo anche le ore di relax post-lavorative.

Inoltre condividiamo i nostri gusti, le nostre foto e le nostre emozioni nella piazza virtuale dei social network ma spesso fatichiamo a sostenere una conversazione reale o cercare il contatto con famigliari, amici ed estranei.

È paradossale la situazione: abbiamo la possibilità di scrivere, telefonare, insomma, di rintracciare i nostri amici, ma ci sentiamo come avvolti in una sorta di guscio d’isolamento. Li cerchiamo quando siamo altrove, ma quando stiamo insieme ci dedichiamo a chattare con altri o ad altre attività con gli smartphone, creando anche disagio nelle persone che ci stanno accanto. Non è molto educato cenare con la famiglia o con gli amici e nel frattempo “smanettare” con il cellulare. Succede in metropolitana, al lavoro, ovunque.

Non si vogliono condannare i nuovi mezzi di comunicazione, perché portano con sé innovazione e comodità per tutti noi, ma occorre fare una riflessione sul livello di permeabilità degli spazi della nostra quotidianità e sull’eccesso che crea dipendenza.

Siamo connessi al mondo in tempo reale, il problema è che però non siamo davvero connessi alla realtà. Il grande successo dei telefonini ci dice che per la maggior parte del nostro tempo non siamo dove vorremmo essere, dice lo scrittore Diego De Silva.

Eppure si possono coniugare la bontà della tecnologia al nostro quotidiano senza che ciò debba implicare problemi, basta usarlo con misura e custodire gelosamente gli spazi di silenzio che ci fanno relazionare meglio anche con gli altri.

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