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Clima: Conferenza di Parigi, strada tracciata ma in salita

cop21 climaRecentemente ci siamo occupati della Cop21, ossia della Conferenza sul clima tenutasi a Parigi a dicembre, conclusasi con un accordo sottoscritto da 195 paesi. Ha sicuramente una portata storica, rappresenta infatti l’inizio del termine dei combustibili fossili, così come il Protocollo di Kyoto è passato alla storia per aver messo in moto la rivoluzione delle fonti rinnovabili.
I governi si sono posti l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto della soglia critica di 2 gradi centigradi. Cìò significherebbe zero emissioni al 2050.
La Germania, appena terminato il summit, ha annunciato un piano per eliminare il carbone dalla generazione elettrica. In questo senso la Cop21 è da considerare un catalizzatore per accelerare politiche climatiche e, come al solito, i tedeschi si fanno trovare pronti.

PREGI E DIFETTI DELL’ACCORDO – D’altro canto però la conferenza ha dei limiti per ciò che riguarda le tempistiche delle rimodulazioni degli obiettivi nazionali (impegni differenziati e da rivedere ogni 5 anni): nel 2018 ci sarà una prima riunione, solo nel 2023 si terrà una verifica formale. Inoltre non è vincolante a livello internazionale, solo alcune disposizioni lo sono, per altre i Paesi decidono di aderire volontariamente. Non sono previste sanzioni per chi non raggiunge i target previsti.
Anche il capitolo finanziamenti climatici per le politiche di mitigazione e adattamento nei paesi più poveri, ossia le misure di taglio delle emissioni e difesa dalle catastrofi, non è nella parte vincolante del protocollo. Resta fuori anche un tema caldo come quello dei risarcimenti climatici per le perdite e per i danni irreparabili dovuti al cambiamento del clima innescato dalle economie dei paesi sviluppati. In questo caso c’è stata una dura opposizione di Washington e Bruxelles, ovvero degli Stati Uniti e dell’Europa, ad ogni metodo coercitivo che esponga a richieste di risarcimento da parte dei paesi poveri.
D’altronde, come in tutte le trattative, si è dovuto mediare per trovare un accordo che coinvolgesse anche la Cina, l’India e l’Arabia Saudita. Nel giudizio complessivo va sottolineato che per la prima volta tutti i paesi del mondo sono stati coinvolti.

COMMENTI DI ESPERTI – Il meteorologo Luca Mercalli giudica il trattato insufficiente, poiché “per il clima è un accordo davvero piccolino. E’ come un’aspirina che però non basta a curare le malattie climatiche”. Dello stesso avviso il climatologo della Columbia University James Hansen, il quale sostiene che “le direttive siglate dai leader mondiali sono soltanto parole e promesse, non c’è alcuna azione concreta.”.
Al Gore invece è ottimista e pensa che “negli anni a venire i nostri nipoti ripenseranno al coraggio dell’umanità nell’affrontare la crisi del clima”.
Papa Francesco ancora una volta ha lasciato il segno con un messaggio in cui mette in evidenza la necessità di coniugare la lotta al riscaldamento globale con quella alle disuguaglianze sociali.
Per l’Italia servirebbe una reale politica climatica, ad oggi inesistente, che coinvolga l’industria, l’energia, l’edilizia, i trasporti e l’agricoltura.

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