in Bellezza

Il chirurgo dell’anima: nuovo libro di Pietro Lorenzetti

chirurgo anima“Il chirurgo dell’anima”, secondo libro del Professor Pietro Lorenzetti è lo sguardo più moderno e ampio mai rivolto alla bellezza e all’estetica.
Il primo libro di Pietro Lorenzetti, “Intelligenza estetica”, raccontava storie emblematiche e una filosofia di lavoro, un approccio che rifugge gli eccessi e va verso risultati naturali. Ci siamo abituati (ob torto collo) ad esempi di cattiva chirurgia, facce stravolte, occhi troppo spalancati. Lorenzetti non ha mai smesso di contrastare gli eccessi, ritenendo che la bellezza debba essere scoperta, assecondata e non attaccata ad un volto in maniera posticcia. Un volto non bello trova presto la sua armonia se la si sa cercare. “Non si può trasformare nessuno, solo scoprire” spiega il chirurgo.

“Ho sempre detto che un buon chirurgo non deve essere un intellettuale, ma un ottimo conoscitore della anatomia e della meccanica. Ciò nondimeno tanti stimoli mi hanno portato a pensare di più e più spesso non solo alla psicologia e alle motivazioni profonde dei miei pazienti, ma anche sul mondo in cui viviamo. Mi sono trovato a pensare più spesso a come il mio lavoro influiva sulla vita, sul destino, e sulla psiche delle persone”. Lorenzetti prende quindi l’abitudine di portare con sé un taccuino e di appuntarsi le riflessioni che affiorano nei momenti più disparati. Quando il taccuino è terminato, si rende conto che ha tra le mani un nuovo libro intitolato “Il chirurgo dell’anima” oggi edito dai tipi di Baldini & Castoldi.

“Mi dicono spesso che un corpo rifatto non è etico perché non si può competere con la chirurgia. Quello che penso è esattamente il contrario, ossia che non si può competere con la natura che è perfetta in assoluto e che la vera bellezza è
irriproducibile perché è fatta anche di qualcosa di inaspettato, di un dettaglio imperfetto, di casualità. Negli anni della mia pratica infatti mi sono reso conto che al cambiamento estetico, sia in negativo, che in positivo, corrisponde un cambiamento intimo, talora nel carattere, altre volte  nell’atteggiamento” spiega Lorenzetti che nel dispiegarsi del testo affronta temi attuali: la bellezza è il nuovo valore? Per rispondere il chirurgo cerca studi scientifici sulla percezione della bellezza e di come influenza il comportamento altrui, che rivelano risultati sorprendenti. E poi fa un passo indietro, alle origini,
scoprendo che la ‘bellezza’ non era un obiettivo dell’evoluzione, e che
rappresenti ancora una eccezione. Siamo quindi ancora in balia della casualità
genetica. Nel frattempo la medicina e la chirurgia hanno trovato metodi per
migliorare l’aspetto e tecniche per modificare questa perfezione. E’ un po’ giocare ad essere Dio e proprio per questo è un esercizio da maneggiare con grande cautela.

Non possiamo fare a meno della nostra corporeità e con essa dobbiamo fare i
conti sin dalla nascita, corpo e spirito, corpo e mente, aspetti diversi e sembra in contraddizione. Il corpo ha un suo valore, quindi, ma al tempo stesso contiene e protegge qualcosa di più prezioso. Nel quarto capitolo il chirurgo affronta alcune riflessioni relative alla necessità di gettare lo specchio e guardare dentro alla propria bellezza interiore, intangibile. Ma il corpo è quindi uno strumento di lotta sociale e nel quinto capitolo parla della propria personale opinione del femminismo, quello di quarant’anni fa e quello moderno, che non è affatto svanito ma agisce, al contrario, in maniera meno manifesta, sottotraccia, in maniera occulta ma protesta, nega, manifesta talora anche contro la bellezza e usa lo strumento della  negazione per affermare la libertà. E la bellezza può essere utilizzata come un mezzo se non come una vera e propria arma. A doppio taglio, giacché si tratta di un’arma pericolosa e va maneggiata con cura affinché non si rivolti verso di sé.

Uno sguardo si rivolge poi alle nuove tecnologie e allo sviluppo incredibile e
repentino di internet. La Rete non solo ha creato spazi virtuali, vite alternative,
ma anche la possibilità di essere altro da sé e proporsi come avatar, alter ego a
cui attribuire nuovi pregi e altre caratteristiche. Internet si pone quindi come un mondo parallelo dove ci si può reinventare e perché no, attribuirsi caratteristiche di bellezza che non si posseggono. Ma creare altre identità può essere pericoloso se non si sanno gestire, la realtà è immodificabile e sta sempre dietro l’angolo. In particolare poi si sofferma sul sul dating on line e dei rapporti che nascono in rete, una fattispecie di relazione molto particolare e ancora poco
studiata, ma che con la bellezza ha molto a che fare. Insomma, diceva McLuhan
che non si può non comunicare e che anche se stiamo in silenzio stiamo
esprimendo qualcosa. Anche la bellezza è quindi un messaggio, dice qualcosa
di sé. Se è naturale può comunicare: i miei genitori o i miei nonni erano belli,
oppure, mi prendo cura di me, ho autostima, oppure, sono insicura. Insomma in qualsiasi modo lasciamo delle tracce, delle informazioni su di noi che gli altri
leggono e decodificano. La bellezza può quindi essere un potente messaggio
non verbale, a questa disciplina fascinosa Lorenzetti dedica un intero capitolo:
studi e ricerche hanno dimostrato che i belli possono avere posti di lavoro
migliori, favori, salari più alti. Ma l’amore non ha bisogno di bellezza o di
perfezione fisica, e che tutto quello a cui può servire un fianco tornito e senza
grasso o il più bello dei seni o il volto più armonioso e simmetrico non serviranno a farci amare o ad essere capaci di farlo. Uno degli aspetti di cui più si sente parlare non senza una certa speranza è l’utilizzo delle staminali, dei fattori di crescita e del grasso autologo per la chirurgia plastica ed estetica. Di queste tecniche Lorenzetti propone una panoramica. Ma si spinge oltre, chiedendosi se nei prossimi decenni oltre alla modificazione di geni malati potremo intervenire anche sui geni che codificano per alcune caratteristiche fisiche. Saremo in grado forse di modificare un tratto di DNA per evitare di avere un’acne severa, o dare al codice genetico l’ordine di farci crescere il seno dotandoci di una buona riserva di ghiandola mammaria? Nel giro di alcuni decenni avremo parti artificiali per qualsiasi organo o funzione. Ma faremo anche dei passi ulteriori, avremo, come già ipotizzato da alcuni cineasti visionari, persone metà umane e metà robot. E’ il grande affascinante e inquietante capitolo dello “human enhancement” e del post-umano di cui alcuni convegni parlano già adesso. La chirurgia plastica è spesso accusata di non essere democratica e di allargare il divario tra chi può permettersi di essere sempre più bello e quindi competitivo verso chi non può e deve fare i conti con i limiti di Madre Natura e il futuro lascia intravedere la possibilità di sviluppare la robotica sino a creare esseri simili a noi che vivranno nelle nostre case, belli, bellissimi. Saranno i nostri nuovi rivali?

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