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Chirurgia vertebrale: intervista al chirurgo ortopedico Giuseppe Costanzo

chirurgia vertebraleIn occasione della XXXV edizione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia Vertebrale G.I.S. (Gruppo Italiano Scoliosi), dove si è fatto il punto sui progressi nel trattamento dei problemi della colonna vertebrale, pubblichiamo un’intervista a Giuseppe Costanzo, Chirurgo Ortopedico, Professore ordinario al Polo Pontino, Facoltà di Farmacia e Medicina, Sapienza Università di Roma.

Il Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia Vertebrale è arrivato alla sua XXXV edizione: dalla prima edizione a Pisa, nel 1977, la Chirurgia vertebrale ha avuto uno straordinario sviluppo. Qual era lo scenario della disciplina fino a qualche anno fa?
La Chirurgia Vertebrale si sviluppa e assume dignità autonoma verso gli Anni ’50-’60 con la messa a punto di tecniche di cura della scoliosi e delle ernie del disco. Inizialmente erano i chirurghi generali a occuparsi di queste patologie, ma nel tempo la disciplina si è andata specializzando, per cui attualmente si sono definite specifiche competenze, ortopediche per le deformità e successivamente neurochirurgiche per le patologie midollari e radicolari: lo sviluppo dei reparti di Neurochirurgia in Italia si ha a partire dagli Anni ’60.
Negli Anni ’70-’80, ad esempio, per intervenire sulla scoliosi si utilizzava un sistema di trazione con una barra e due uncini posizionati sulle vertebre ai due estremi della curva in modo da tener dritta la colonna. Chi si sottoponeva a questo intervento doveva rimanere ingessato e immobile per svariati mesi e veniva addirittura fornito di occhiali prismatici per poter guardare in avanti: senza, avrebbe dovuto tenere lo sguardo fisso al soffitto.

E lo scenario attuale?
Oggi i progressi nelle tecnologie degli impianti e degli strumentari, lo sviluppo della Chirurgia mini-invasiva e assistita dal computer consentono ai pazienti di affrontare gli interventi senza essere costretti a fermare per mesi la loro vita. Siamo in grado di eseguire interventi per scoliosi in 4-5 ore, con risultati decisamente migliori e decorso post-operatorio brevissimo: dopo 1 o 2 giorni i pazienti sono già in piedi e non hanno quasi mai bisogno di corsetto; tutte le vertebre della curva sono tenute in posizione da viti e/o uncini fissati a due barre longitudinali parallele, un po’ come le traversine delle ferrovie sono fissate ai binari.
Anche per quanto riguarda le fratture, 20-30 anni fa il trattamento erano gessi e corsetti, adesso ci sono dei sistemi d’intervento sempre più sofisticati e sempre più precoci, anche in caso di danno del midollo, che consentono di ridurre al minimo l’immobilizzazione. Certo, un midollo sezionato non si sistemava quarant’anni fa e non si sistema adesso, tuttavia la parte ossea di sostegno viene riparata e stabilizzata in modo che il paziente possa essere rapidamente messo in condizioni di essere sottoposto a riabilitazione.
Per quanto riguarda l’ernia del disco, all’intervento classico di asportazione dell’ernia si sono andate associando altre tecniche che sono tecniche riabilitative, col microscopio, col laser, con sistemi di radiofrequenza e quant’altro.

Quali sono le innovazioni che hanno modificato negli ultimi tempi la Chirurgia Vertebrale?
Oltre agli strumentari sempre più perfezionati, stabili e resistenti, che in qualche caso è possibile inserire in modo meno invasivo, per i pazienti anziani con fratture osteoporotiche abbiamo sviluppato una serie di procedure che, utilizzando iniezioni di cemento, consentono l’eliminazione del dolore e l’immediata ripresa del movimento.
Esiste inoltre la possibilità, con piccoli interventi ancor meno invasivi, di applicare degli spessori tra una vertebra e l’altra: a soggetti molto anziani, in cui la degenerazione dei dischi e l’ingrossamento delle articolazioni creano una compressione cronica con difficoltà a camminare, è possibile, con interventi a volte fatti in anestesia locale, ridare un po’ di sollievo e mobilità.

Il mal di schiena affligge milioni di persone e rappresenta, tra l’altro, la prima causa d’assenza dal lavoro: quali sono le ragioni di questa diffusione e come affrontare il problema?
Il problema coinvolge schiere sempre più ampie della popolazione per due motivi: l’allungamento della durata media fa sì che si diventi più anziani, per cui i fenomeni degenerativi aumentano, i dischi cedono, le articolazioni vertebrali si deformano, un po’ come accade per anche e ginocchia; al contempo il tipo di vita che si conduce è sempre più sedentario e questo non mantiene la colonna in buone condizioni, in elasticità. Da ciò deriva l’aumento delle persone con patologie degenerative dolorose della schiena, che possono peggiorare fino all’invalidità. Il chirurgo vertebrale deve comunque saper mantenere un atteggiamento equilibrato e operare solo quando serve, anche se i sistemi a disposizione sono sempre più perfezionati.

Parliamo ora di ernia del disco: secondo dati dell’ISS non recenti, l’8,2% della popolazione italiana ha problemi di ernia del disco (7,3% maschi e 9,3% femmine): la chirurgia rimane l’unica opzione?
Nel passato, una volta individuata la presenza di un’ernia del disco, non si poteva far altro che ricorrere alla chirurgia. Tuttavia, se quel disco è nel nostro organismo è perché ha una specifica funzione, per cui l’asportazione non risolve sempre la situazione e può determinare in casi particolari un’insufficienza meccanica della colonna: ogni intervento crea una cicatrice di riparazione che a volte dà fastidio come un’ernia.
È dunque consigliabile, in prima battuta, lasciar riassorbire l’ernia, che è composta da materiale gelatinoso, per mezzo di una serie di trattamenti anche antidolorifici. Questi trattamenti di attesa non sono però indicati in caso di compressione della radice nervosa con compromissione del movimento, per la possibilità che si determini un danno motorio permanente del paziente.

Rispetto alle patologie della rachide che ha indicato è possibile parlare di pratiche di prevenzione?
Oggi siamo sempre più capaci di eseguire interventi, sia complessi sia meno, che possano dare soluzione anche a casi importanti.
Tuttavia, è possibile e molto importante per tutti fare prevenzione, che consiste nel far lavorare bene la schiena, un organo estremamente complesso che svolge contemporaneamente funzioni di sostegno, movimento e, non meno importante, di protezione del midollo e delle radici nervose. Tra le attività semplici consigliate, è utile anche solo camminare per 30-40 minuti al giorno, e alzarsi e stirarsi, allungando i muscoli della schiena se si deve stare seduti a lungo; se questo non si può fare, è bene eseguire dell’attività fisica 2-3 volte la settimana e utilizzare delle posizioni di lavoro alla scrivania che siano di buon sostegno della colonna.
Un’attività fisica adeguata aiuta quindi a mantenere in forma la colonna limitando gli interventi chirurgici. Oggi le percentuali di successo della Chirurgia Vertebrale sono intorno all’85%: ciò vuol dire che se operiamo 20 persone, 17 ci ringraziano, le altre 3 non migliorano, si convincono di essere state operate male… e si rivolgono all’avvocato.

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